SUD PONTINO – Ha interessato anche il sud pontino, nello specifico i comuni di Gaeta e Formia, l’operazione della Guardia di Finanza e della Polizia di Caserta al termine della quale sono stati confiscati beni per un valore di due milioni e mezzo a Nicola Ferraro, l’ex consigliere regionale della Campania che, eletto nel 2005 con la lista dell’Udeur, è stato considerato contiguo, sulla scorta di alcune sentenze passate in giudicato, al clan camorristico dei Casalesi. Grazie ad un decreto emesso dalla sezione Misure di Prevenzione di Santa Maria Capua Vetere sono finiti definitivamente nel patrimonio dello Stato due lussuosissimi appartamenti che la famiglia Ferraro aveva nel sud pontino per trascorrervi le vacanze estive o per concederli a parenti ed amici.
Il primo, di 88 metri quadrati e con valore immobiliare di 300 mila euro, era intestato proprio a Nicola Ferraro e si trova in via Atratina, a ridosso dell’ex stazione ferroviaria con una vista panoramica sul mare e sulla spiaggia di Serapo. Il secondo immobile, di 92 metri quadrati, è ubicato in pieno centro a Formia, in via Tommaso Costa, una delle traverse di via Vitruvio di collegamento all’area archeologica della “Marina”. Del valore di 150mila euro, questo secondo appartamento era intestato ad un prestanome della famiglia Ferraro e si trova a pochi metri dall’ex sede cittadina del Commissariato di Polizia.
Questi due immobili fanno parte di un elenco in cui campeggiano altri cinque appartamenti confiscati a Ferraro nei Comuni di Caserta, Casal di Principe, Arienzo insieme ad altri beni, partecipazioni societarie, rapporti finanziari e bancari, nonché quote societarie riconducibili a due imprese attive nel settore immobiliare e nel campo dell’ingegneria integrata, un’autovettura, un motociclo e, per la prima volta, indennità e somme derivanti dal vitalizio maturato (834.226,46 euro) dall’ex esponente dell’Udeur durante l’unico mandato, iniziato nel 2005, nel consiglio regionale della Campania.
Secondo gli inquirenti Ferrraro già prima della sua elezione, dal 2000 in poi, aveva asservito alle esigenze del clan dei Casalesi – fazioni Schiavone e Bidognetti – la sua attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti e successivamente quella politica ricevendo in cambio un appoggio determinante per la sua stessa affermazione imprenditoriale e l’immancabile e decisivo sostegno elettorale. Le indagini di polizia giudiziaria hanno dato riscontro alle dichiarazioni di molteplici collaboratori di giustizia secondo le quali l’imprenditore e l’ex consigliere regionale della Campania abbia fornito la sua continua disponibilità a porsi come intermediario tra gli amministratori di diversi enti locali e le organizzazioni criminali di riferimento, per drenare a favore di queste ultime appalti e contributi pubblici.
Sulla scorta di una sentenza passato in giudicato della Corte di Appello di Napoli con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Ferraro sarebbe riuscito a “monopolizzare il redditizio settore economico della raccolta e smaltimento dei rifiuti, anche oltre i confini del territorio casertano, determinandone di fatto la sua pericolosità sociale”. Il provvedimento di confisca in via definitiva rappresenta – come detto – l’epilogo di una complicata ed articolata indagine svolta dalla divisione Polizia Anticrimine della Questura di Caserta e dal Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta che, agli ordini del Tenente Colonnello Daniele Corradini e del maggiore Domenico Spera, ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari nella disponibilità – diretta ed indiretta (anche tramite i suoi familiari) – dell’ex consigliere regionale dell’Udeur, acquisiti con i proventi derivanti delle attività illecite, commesse nel tempo, nell’esercizio della propria attività imprenditoriale.
Le indagini di polizia giudiziaria hanno dato riscontro alle dichiarazioni di molteplici collaboratori di giustizia del clan dei Casalesi permettendo di accertare che lo stesso Ferraro abbia fornito la sua continua disponibilità tra la camorra casalese e i comuni appaltatori del servizio di igiene urbana. Sono state le stesse Fiamme Gialle a fare le pulci al rilevante patrimonio di Ferraro e dei suoi familiari ai quali è stata sequestrata una copiosa documentazione maturata lungo venti anni della loro storia imprenditoriale. Tra questi i contratti di compravendita dei beni e delle quote societarie, numerosi atti pubblici e soprattutto una valanga di movimentazioni finanziarie e bancarie che – secondo gli inquirenti – hanno creato un autentico impero economico nella gestione dei rifiuti in diversi comuni del casertano