Itri / Incidente in un cantiere edile, al via il processo per la morte dell’operaio Giancarlo Ciappino

ITRI – Un guasto meccanico del mezzo di cui era alla guida sino a quel momento o una triste fatalità. E’ quanto dovrà stabilire il delicato processo iniziato davanti il giudice monocratico del Tribunale di Cassino Maria Cristina Sangiovanni relativamente al gravissimo incidente mortale sul lavoro verificatosi nel pomeriggio di venerdì 10 febbraio 2017 in un cantiere edile in località “Le Cupe”, a ridosso del centro abitato di Itri. A perdere la vita fu Giancarlo Ciappino, un operaio di 57 anni originario di San Castrese, in provincia di Caserta. Dipendente di una nota società di calcestruzzi di Gaeta, l’uomo aveva appena scaricato la betoniera di cui era alla guida in un cantiere aperto per la costruzione di una civile abitazione che poi risultò sprovvista “dei necessari titoli abilitativi”.

Sulla scorta delle laboriose indagini svolte all’epoca dai Carabinieri della Stazione di Itri, poi condivise dal sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi sino a chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio, devono difendersi ora dall’accusa di omicidio colposo in corso la proprietaria del terreno agricolo in cui si consumò la tragedia, Laura P., di 35 anni di Itri; il committente dei lavori Giuseppe F., di 61 anni, anch’egli di Itri; e i due amministratori della società affidataria dei lavori e datore di lavoro di Giancarlo Ciappino, Gennaro R., 57 anni di Castelforte, e Aurelio B., di 67 anni.

Nella prima udienza del processo la moglie della vittima, Angela, e i figli, Simone e Maria si sono costituiti parte civile perché a loro dire – il decesso dell’operaio sei anni fa poteva essere evitato se fosse state rispettate le più elementari misure di sicurezza nel cantiere in cui si era portato alla guida di una betoniera in compagnia di un altro operaio, Gino Vallario, che lo seguiva a bordo di un altro camion per scaricare il calcestruzzo e realizzare così le “pilastrutture di primo livello”. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura Ciappino, dopo aver percorso alla guida di un veicolo Fiat 130 un viottolo sterrato in salita caratterizzato da una pendenza variabile tra il 10 ed il 20% si fermò in un spiazzo antistante il manufatto in costruzione. Cosa a questo punto sarebbe successo dovrà ricostruirilo il processo. La betoniera perse aderenza con il terreno e, scivolando all’indietro e ripercorrendo a ritroso il viottolo di accesso al cantiere, investi l’operaio di San Castrese sino a schiacciarlo contro una parete rocciosa presente sul lato est dello scavo. Riportò diversi lesioni ed una frattura plurima del bacino da cui scaturì un’emorragia che provocò il decesso.

Secondo la Procura la vittima omise di azionare “adeguatamente” la leva del freno a mano del mezzo da cui era sceso (lasciandolo a folle) ma anche i quattro imputati commisero alcune violazioni di legge. Laura P. e Giuseppe F., in qualità di committenti dei lavori edilizi, omisero di redigere il “Psc”, il piano di sicurezza e coordinamento, secondo quanto prescrive l’articolo 100 del decreto legislativo 81/2008. Le società presso le quali lavorava Ciappino fecero altrettanto mancando di elaborare il “Pos”, il piano operativo di sicurezza. Lo spiegò il Pm Nomi Bulgarini davanti il Gup del Tribunale di Cassino in occasione del rinvio a giudizio dei quattro indagati: la società presso le quali lavorava Ciappino svolgevano attività “non solo di fornitura ma anche di posa in opera del calcestruzzo nell’ambito di un cantiere temporaneo e mobile”. Con il “Pos” sarebbero dovuto essere indicate le misure preventive e protettive specifiche per il singolo cantiere “anche relativamente alla movimentazione dei mezzi e all’individuazione delle zone di stazionamento e fermata dei mezzi d’opera”.

Lo stesso datore di lavoro della vittima, Aurelio B., avrebbe dovuto, in base alle prescrizioni dell’articolo 97 del decreto legislativo 81/2008, verificare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento. I quattro imputati (difesi dagli avvocati Vincenzo Macari, Eliana Verdone e Piero Tudino, nello specifico, sono accusati di aver permesso l’arrivo di un due mezzi pesanti in un cantiere, le “cui rampe di accesso avrebbero dovuto avere una carreggiata solida, atta a resistere al transito dei mezzi di trasporto, ed una pendenza adeguata alla possibilità dei mezzi stessi”).

E non è finita. Laura P. nel dibattimento dovrà difendersi da sola da un’altra ipotesi accusatoria, quella prevista dalla violazione dall’articolo 44 del Dpr 380/2001: quale proprietaria del terreno agricolo stava realizzando senza un permesso a costruire un manufatto composto da una base di cemento armato largo 10 metri a lungo 9 con una sovrastante armatura in legno e ferro di 12 pilastri pronti per essere realizzata con quella mortale gettata di cemento. Nell’udienza inaugurale di questo processo sono stati acquisiti i diversi rapporti prodotti all’epoca dai Carabinieri della Stazione di Itri e drammatica si è rivelata la deposizione del conducente, Gino Vallario, che era alla guida della seconda betoniera insieme a quella di Ciappino.

La dottoressa Luciana Sangiovanni intanto ha calendarizzato le prime udienze, la prima della quale si svolgerà il prossimo 22 settembre con l’audizione di un ispettore dell’Asl di Latina che effettuò il primo sopralluogo sul luogo di questa tragedia. Il 17 novembre sarà il turno di una delle parti civili e poi, in contraddittorio tra loro, i consulenti cinematici (ingegneri Pinchera e Monfreda) nominati dalla famiglia di Ciappino; il 15 dicembre 2023 è previsto l’esame degli imputati e, se necessario, e delle parti civili e, prima della sentenza, il 9 febbraio 2024 compareranno gli ultimi testi e consulenti.

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