Infiltrazioni della ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno: dallo scioglimento dei Comuni alle prime condanne

L’indagine del febbraio 2022 che ipotizzava infiltrazioni della ‘ndrangheta ad Anzio e Nettuno e che aveva portato a 65 arresti, è approdata davanti un Tribunale. È stata riconosciuta l’associazione di tipo mafioso nelle condanne con rito abbreviato nel procedimento. L’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò con i pm Giovanni Musarò, Francesco Minisci e Alessandra Fini, aveva portato i carabinieri del Nucleo Investigativo della Capitale ad eseguire gli arresti, con l’ipotesi che agissero due distinti gruppi criminali, distaccamenti delle ‘ndrine di Santa Cristina d’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria e di Guardavalle in provincia di Catanzaro.

In seguito all’inchiesta della Procura capitolina, lo scorso novembre i comuni di Anzio e Nettuno sono stati sciolti per mafia. Il Gup, con la sentenza emessa oggi nell’aula bunker di Rebibbia, che ha visto il riconoscimento dell’articolo 416bis del Codice Pena, ha condannato a 20 anni tra gli altri, Bruno Gallace, Vincenzo Italiano, Gregorio Spanò e Fabrizio Schinzari e ha rinviato a giudizio un’altra trentina di imputati che hanno scelto il rito ordinario, tra cui Madaffari.

n base a quanto ipotizzato dalle indagini, i clan della ‘ndrangheta puntavano a ‘colonizzare’ il litorale romano, e per rafforzare il proprio potere sfruttavano la consolidata capacità di importare ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America, per poi infiltrarsi nelle amministrazioni locali attraverso la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori, da quello ittico alla gestione e smaltimento dei rifiuti. Gli accertamenti avevano consentito di ricostruire fra l’altro l’importazione di 258 chili di cocaina avvenuta nella primavera 2018, tramite un narcotrafficante colombiano, disciolta nel carbone e poi estratta all’interno di un laboratorio allestito a sud della Capitale.

La ‘ndrina aveva anche in progetto di acquistare e importare da Panama circa 500 chili di cocaina nascosti a bordo di un veliero che in origine veniva utilizzato per regate transoceaniche. L’operazione però saltò quando gli arrestati vennero a conoscenza delle indagini proprio nei loro confronti. Nel processo si sono costituite parti civili la Regione Lazio e l’associazione ‘Antonino Caponnetto’.

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