Castelforte / Gestione illecita dei rifiuti, assolti gli impenditori Enrico e Antonio Giuliano

CASTELFORTE – “E’ una questione di pazienza….Ma dopo le notti, anche le più lunghe, arriva l’alba. Ma bisogna crederci e attendere che la giustizia, quella vera, faccia il suo corso”. Era particolarmente scosso ma emozionato il patron del Centro servizi ambientale di Castelforte, Enrico Giuliano, quando ha appreso da una delle toghe monumento del foro di Santa Maria Capua Vetere, il professor Luigi Imperato, che lui e l’anziano padre Antonio erano stati assolti al termine di una “via Crucis” giudiziaria e processuale irta di insidie e di incognite. Il fatto non sussiste. Con questa formula il Gup del Tribunale di Roma ha assolto, al termine dell’udienza preliminare, i due Giuliano ed il potente ex direttore generale della direzione politiche ambientali della Regione Lazio Flamia Tosini.

Erano finiti nei guai nel 2017 quando furono accusati, insieme ad altri funzionati regionali e tecnici del settore, di traffico illegale di rifiuti e di alcune violazioni ambientali. Secondo l’ipotesi formulata dal sostituto procuratore Alberto Galanti della Procura di Roma la dottoressa Tosini, quando guidava la strategica direzione della Regione Lazio in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, avrebbe autorizzato la famiglia Giuliano-Ambroselli, alla testa sul piano imprenditoriale dell’innovativo e moderno impianto di Castelforte, ad accogliere, nonostante non fosse sprovvisto – era l’accusa rivelatasi poi infondata alla luce di alcune perizie che hanno sconfessato gli esposti dei tanti “corvi” che aleggiano nel settore – del sistema del trattamento meccanico biologico – i rifiuti avviati al trattamento e quelli di risulta mandati poi in discarica. Il proscioglimento del Gup ha riguardato un’altra accusa senza fondamento: il Csa avrebbe accolto finanche rifiuti speciali e pericolosi.

Queste accuse sono state frantumate nel corso dell’udienza preliminare in cui sono comparsi, con la richiesta della Procura di Roma di rinvio a giudizio,anche Marco Steardo, Ruggiero De Fazio e Felice Rea. La dottoressa Tosini avrebbe autorizzato il Csa ad accogliere rifiuti (provenienti da molti comuni del comprensorio) che non avrebbe potuto gestire e soprattutto, con l’inesistente compiacenza del privato, avrebbe concesso l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto all’avanguardia in via Viaro, nelle campagne tra Castelforte e Suio. E invece la difesa dell’avvocato Imperato ha dimostrato il contrario. Non c’entrava nulla la dirigente Tosini con l’iter per la realizzazione del Centro servizi ambientali e tantomeno non ci sarebbero stati mai favoritismi per la gestione dei rifiuti. L’udienza preliminare era molto temuta perché questo processo è scaturito da un filone minore dell’inchiesta della Procura romana per l’ampliamento della discarica di Malagrotta culminata con la notifica alla dottoressa Tosini di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con la pesantissima ipotesi accusatoria – tuttora al vaglio del Tribunale di piazzale Clodio – di corruzione.

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