L’appuntamento, originariamente, era previsto per il 2 marzo, alle ore 11, presso la Corte d’Appello di Roma. Qui, in via Varisco, il neo presidente della Regione Lazio, il 51°, Francesco Rocca sarebbero stato proclamato insieme ai neo consiglieri regionali eletti il 12 e 13 febbraio sorsi. Il programma prevedeva a seguire l’insediamento nella sede della Regione Lazio di via Cristoforo Colombo, a partire dalle 12, con successiva conferenza stampa in sala Tevere. E invece la nuova legislatura parte col freno tirato. Martedì mattina la Corte d’appello di Roma, dopo avere ricevuto i verbali di voto dal seggio centrale, ha convocato – secondo quanto ricostruito dall’agenzia giornalistica “Dire” – i rappresentanti di lista dei partiti e gli ha dato due comunicazioni: non sono stati trovati problemi per quanto concerne il voto nelle province di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo; sono state riscontrate invece delle incongruenze, rispetto alle carte arrivate dal seggio centrale, per quanto riguarda la Provincia di Roma, territorio che esprime la gran parte dei consiglieri regionali (oltre 20).
I giudici hanno deciso di prendersi altre 48 ore di tempo per verificare e hanno riconvocato i delegati dei partiti per giovedì mattina. Se questo ulteriore controllo risolverà le “incongruenze” presenti attualmente, giovedì stesso dovrebbe avvenire la proclamazione di Francesco Rocca. Mentre quella dei consiglieri regionali sembra destinata a slittare alla prossima settimana, comportando così (per effetto domino) lo spostamento al 20 marzo della prima seduta del Consiglio regionale (anziché il 13).
Avere chiaro il quadro degli eletti consentirà ai giudici di potersi esprimere anche sulle memorie presentate da Lega e Forza Italia, con cui i due partiti chiedono sostanzialmente il riconoscimento di un consigliere regionale in più nella circoscrizione della Provincia di Roma (rispettivamente per il Carroccio, il partito di Berlusconi e la Lista Civica Rocca) a fronte dei secondi eletti nella maggioranza di centrodestra a Rieti, Viterbo e Frosinone (tutti appartenenti a Fratelli d’Italia). Anche Rocca ha bisogno di conoscere per bene il “peso” dei vari gruppi del centrodestra nella nuova assemblea della Pisana per sistemare i tasselli della sua giunta.
Al momento lo schema più probabile vedrebbe 6 o 7 dei 10 assessori appannaggio di Fratelli d’Italia, uno alla Lega (oltre alla presidenza dell’aula), la vicepresidenza della Regione (con una delega importante) e un altro assessorato a Forza Italia. La Lega spinge per avere due assessorati, oltre alla presidenza del rinnovato consiglio, anche per dare spazio (insieme a Pasquale Ciacciarelli, rimasto fuori nonostante gli oltre 15mila voti presi nel collegio di Frosinone) anche a Tony Bruognolo, segretario del partito nella Città Metropolitana di Roma, e primo dei non eletti nella ex Provincia della Capitale. Tuttavia, è probabile che se il partito di Salvini ottenesse due assessori uno di questi dovrà essere donna: in questo senso circola il nome dell’eurodeputata Cinzia Bonfrisco, che nel 2024 vedrà scaduto il suo mandato.
Anche Forza Italia dovrà dare presumibilmente il suo contributo per raggiungere l’obiettivo delle 4 “quote rosa” in Giunta, per ora ciò che sembra certo è che per gli azzurri entrerà nell’esecutivo uno tra l’ex consigliere e capogruppo regionale uscente Giuseppe Simeone e il neo eletto, l’ex sindaco di Gaeta Cosimino Mitrano, entrambi considerati colonnelli fedeli del coordinatore regionale, il Senatore Claudio Fazzone.
Il resto sarà tutto in mano a Fratelli d’Italia. La sanità dovrebbe tenerla Rocca almeno nella fase iniziale, anche se iniziano a montare le voci di un ripensamento, mentre per gli altri posti i nomi più ricorrenti sono quelli di Roberta Angelilli, Massimiliano Maselli, Fabrizio Ghera, Giancarlo Righini (che balla tra il Bilancio, l’Agricoltura e il Pnrr) e Laura Corrotti. Ma occhio perché oltre alle quote rosa Rocca dovrà stare attento anche alla rappresentanza di tutti i territori. Che non è un obbligo di legge ma aiuta a non crearsi subito problemi.