Sabaudia / Pressioni per rinunciare all’appalto, nuova udienza del processo dell’operazione “Dune”

SABAUDIA – Non ha tradito le attese la nuova udienza del giudizio immediato che, scaturito dall’inchiesta dei Carabinieri del comando provinciale “Dune” sugli appalti pilotati del comune di Sabaudia, si sta celebrando davanti il Tribunale di Latina presieduto dal giudice Gian Luca Soana. Al centro del dibattimento è finito nuovamente il discusso iter tecnico-amministrativo seguito nel 2019 per la realizzazione del campo di regata che avrebbe dovuto ospitare l’anno successivo – ma ci fu l’annullamento provocato dalla pandemia – una delle prove della Coppa del Mondo di canottaggio.

Ad aggiudicarsi l’appalto del comune per realizzare la competizione sportiva fu l’impresa “Dea” di Cassino. In Tribunale, dopo il turno dell’amministratrice legale Annamaria Tari (che si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Giampiero Vellucci contro i 21 imputati insieme al comune di Sabaudia e l’associazione anti mafia “Antonino Caponnetto”), è comparso il marito, Danilo Roncone. L’uomo ha rinnovato le accuse della moglie e, cioè, nonostante la “Dea” fosse risultata prima tra le ditte partecipanti, l’ex sindaco di Sabaudia Giada Gervasi e l’ex assessore ai lavori Pubblici Angelo D’Erme – tra gli indagati principali insieme all’ex consigliere comunale Sandro Dapit, all’ex direttore generale del Comitato “Sabaudia MMXX” Luigi Manzo e al funzionario comunale Giovanni Bottoni – avessero insistito a più riprese affinché rinunciassero all’aggiudicazione della gara dall’importo di 219mila euro. Roncone non ha arretrato di un millimetro chiarendo come l’impresa di famiglia possedesse tutti i requisiti e le capacità tecniche per fare quel lavoro.

Se non avessero rinunciato a quel cantiere, “l’Anac sarebbe stata informata della nostra presunta inaffidabilità imprenditoriale e, dunque, avremmo avuto qualche difficoltà a partecipare alle licitazioni pubbliche promosse dagli enti locali”. I fatti sono andati diversamente secondo la Procura di Latina. L’allora amministrazione comunale di Sabaudia revocò quell’appalto per bandirne uno nuovo . Da qui le pesanti ipotesi di reato per i 21 imputati: peculato, corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico. Il dibattimento entrerà nel vivo il prossimo 14 giugno con l’audizione di altri importanti testi citati dalla pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Andrea D’Angeli.

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