MINTURNO – A nulla sono servite le piogge delle ultime settimane, il livello dei bacini idrici risulta essere ancora pericolosamente basso, molto inferiore ai livelli degli scorsi anni. Si prospetta una stagione estiva molto torrida, durante la quale il problema siccità diverrà assai preoccupante. Il livello d’acqua del Garigliano è sceso di circa un metro in un mese mentre il Volturno in discesa dalla sorgente molisana fino alla foce è arrivato a toccare valori inferiori agli scorsi sei anni. E’ quanto emerge dal report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che settimanalmente l’evolversi della situazione. E questo in un quadro nazionale sempre più preoccupanti per i rischi della siccità.
“Dati alla mano è lecito ritenere che, per almeno tre milioni e mezzo di italiani, l’acqua dal rubinetto non può più essere data per scontata. E’ la dimostrazione del clamoroso errore, che fa chi ritiene la siccità un problema prettamente agricolo, pur essendo il settore primario e la sovranità alimentare, i primi ad esserne minacciati,” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
IL GOVERNO NOMINA UN COMMISSARIO AD HOC
Da parte sua, il Governo ha deciso di muovere i primi passi per affrontare l’emergenza siccità. Durante la prima cabina di regia sulla crisi idrica, presieduta dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni, il Governo ha deciso di lavorare su un decreto sull’emergenza siccità con la nomina di un commissario ad hoc, una cabina di regia fra i ministri interessati e semplificazioni delle procedure per gli interventi necessari. Il commissario nominato avrà poteri esecutivi e lavorerà con un tavolo tecnico per definire un Piano idrico straordinario e una campagna di sensibilizzazione sull’uso responsabile della risorsa idrica.
NEL LAZIO LO SPETTRO DELLA SICCITA’ FA PAURA
Anche nel Lazio la siccità preoccupa e non poco. I numeri riguardanti le risorse idriche dimostrano che la perdurante crisi idrica del Nord Italia non è una transitoria stagione siccitosa, ma la conseguenza di un ciclo idrico, ormai incapace di rigenerarsi naturalmente a causa di cambiamenti climatici sorprendentemente veloci e cui si può rispondere solo con la realizzazione di nuove infrastrutture e l’efficientamento di quelle esistenti per trattenere l’acqua di eventi meteo sempre più rari. “Anche nel Lazio, purtroppo, per gli stessi motivi, la crisi idrica mette paura – commenta Sonia Ricci, Presidente di Anbi Lazio. In molte zone del territorio l’irrigazione dovrebbe prendere il via da aprile: in Ciociaria, così come nel reatino e nel viterbese, infatti l’avvio dell’irrigazione è previsto tra due mesi. Nella provincia di Latina, invece, per fortuna, l’irrigazione è sempre più o meno garantita alle imprese agricole pontine. A soffrire di più è l’area romana. Il Consorzio di Bonifica Litorale Nord di Roma, che assicura l’irrigazione dei campi nella zona della piana di Tarquinia così come in quella di Fiumicino e Maccarese passando per aree agricole importanti come quella di Cerveteri, così come negli ultimi tre anni, ha già provveduto ad avviare tutte le procedure per garantire l’acqua sin dalle prossime ore nel bacino di Maccarese e Fiumicino così come nella zona di Cerveteri. “Il regolamento anche da noi prevedeva l’avvio ad aprile ma, ormai, sono tre anni che a febbraio riceviamo puntualmente richieste di anticipo per l’irrigazione – spiega il Presidente del Consorzio Niccolò Sacchetti – e per questo ci attiviamo per iniziare in anticipo”. Le colture delle carote, in special modo, hanno necessità, più di altre, della risorsa irrigua ed il combinato disposto di terre più aride e sabbiose con colture a più cicli produttivi, fa in modo che l’irrigazione parta prima proprio nell’importante comprensorio di Maccarese a Fiumicino – ha aggiunto il direttore del Consorzio di Bonifica di Roma Andrea Renna. I nostri impianti hanno garantito l’irrigazione sino praticamente a tutto dicembre con così poco tempo anche le ordinarie manutenzioni obbligano a tempistiche da record – spiega ancora Sacchetti. Una crisi idrica ormai consolidata non può risolversi con qualche precipitazione. Occorrono programmazioni ed azioni strutturate per recuperare il grave deficit ad iniziare dall’acqua che arriva con le piogge che già è scarsa e che viene recuperata solo nella misura dell11%. Il Piano Laghetti può costituire una valida risposta per aprire una nuova era basata sulla prevenzione e non più solo sull’emergenza per dare forza a quel Patto per il Suolo che deve vedere uniti cittadini, consorziati, imprese ed Enti locali.
LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE
La situazione della siccità in Italia non è transitoria ma una condizione che tende ad aggravarsi a causa dei cambiamenti climatici, come confermano i dati del 2022. Si prevede che la situazione peggiorerà nel 2023 a causa dell’aumento delle temperature. I dati riportati nel Report dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche, hanno registrato un graduale peggioramento della situazione come conseguenza di un ciclo idrico, ormai incapace di rigenerarsi. Numeri allarmanti da Nord a sud dove l’assenza di precipitazioni del 2022 dall’inverno fino all’estate unita a temperature molto elevate, ha impoverito le risorse idriche (come falde, bacini, fiumi e laghi). A nord In Lombardia, il manto nevoso, pur superiore a quello dello scorso anno, si attesta attorno al 59% della media storica; sono più che dimezzate le
riserve idriche (-52,7% sulla media del periodo), ormai ai livelli di un anno fa. Allarmante è la condizione del fiume Adda, la cui portata continua costantemente a decrescere da mesi. In Piemonte, calano quasi tutti i fiumi, aumentando il gap con i livelli di portata degli anni passati (Sesia -74%, Stura di Demonte -52%, Stura di Lanzo -34%, Toce -46%).Resta drammatica la condizione del fiume Po che, lungo tutta l’asta, registra portate al di sotto del minimo storico ed ovviamente inferiori al 2022 (a Piacenza, -23,53%). In Centro Italia in sofferenza il livello del fiume Tevere, dall’Umbria fino alla foce. Calano i livelli dei fiumi in Campania, dove – come già detto – il Garigliano è sceso di circa 1 metro in un mese e il Volturno in discesa dalla sorgente molisana fino alla foce, tocca valori inferiori agli scorsi 6 anni. Un anno nero anche per l’agricoltura e per la produzione di energia idroelettrica.
LE PREVISIONI PER IL 2023
Le previsioni per questo 2023 non sono migliori perché la temperatura globale media nel 2022 è stata circa 1,15 gradi più alta rispetto ai livelli preindustriali, e il 2023 potrebbe essere ancora più caldo. Il Servizio meteorologico nazionale del Regno Unito (Met) ha emesso un allarme, prevedendo un aumento complessivo della temperatura globale tra 1,08 e 1,32 gradi, con un valore medio di 1,2 gradi in più.