Latina Ambiente, processo per bancarotta rinviato a giugno

LATINA – Era prevista per questa mattina ma l’udienza preliminare del procedimento che coinvolge 26 indagati, tra amministratori, presidenti, consiglieri del Consiglio d’Amministrazione, revisori dei conti e professionisti, che hanno guidato la società Latina Ambiente negli anni, è stata rinviata al prossimo giugno. Il procedimento riguarda il fallimento della ex Spa, causato dall’omissione dei controlli contabili e di bilancio nel periodo tra il 2007 e il 2010. Proprio ieri il commissario straordinario Carmine Valente ha firmato la delibera con la quale il Comune di Latina si costituisce parte civile nel processo.

Le udienze preliminari si svolgeranno il 6 e il 7 giugno, dove il Giudice per l’udienza preliminare, Giorgia Castriota, proverà a completare l’iter per decidere chi dovrà essere rinviato a giudizio e accogliere eventuali richieste di rito abbreviato. Marcello Vernola, uno degli indagati, si è già fatto avanti per il rito abbreviato. Tuttavia, le udienze saranno impegnative dal punto di vista logistico in quanto vi saranno ben 23 avvocati presenti per i 26 indagati. Al momento, due degli indagati, l’avvocato Giacomo Mignano e Marco Brinati, hanno chiesto di essere interrogati in sede di udienza preliminare.

Nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Procura di Latina Marco Giancristofaro, iniziata nel 2016, figurano vari amministratori delegati che si sono succeduti negli anni Giuseppe Caronna, Bruno Landi e Valerio Bertuccelli; i vari Presidenti della società Vincenzo Bianchi, Giovanni Rossi, Giacomo Mignano e Massimo Giungarelli; i vari consiglieri del Cda (alcuni dei quali ex dirigenti o funzionari del Comune di Latina) Gianmario Baruchello, Marco Brinati, Claudio Quattrini, Marcello Vernola, Alfio Gentili, Maurizio Barra, Bruno Calzia, Vincenzo Borrelli, Lucio Nicastro, Stefano Gori, Romeo Carpineti, Francesco Maltoni, Lorenzo Le Donne e Giancarlo Milesi; i componenti del collegio di sindaci revisori Gabriele Giordano, Elvio Biondi, Ruggiero Maurizio Moccaldi, Bruno Pezzuolo e il socio e procuratore della società di revisione Mazars & Guerard, Fabio Carlini.

Secondo l’accusa, i soggetti indagati avrebbero occultato perdite nell’arco del periodo di gestione 2007-2013 per un ammontare di almeno 18,5 milioni di euro, attribuendo ricavi e proventi Tia non riconducibili ai montanti Pef dello stesso periodo, causando così l’erosione del capitale sociale dell’azienda. In un altro capo d’imputazione, coinvolgente numerosi indagati, viene contestata l’accusa di bancarotta fraudolenta, poiché gli indagati non avrebbero permesso la ricostruzione del patrimonio e la verifica dei movimenti contabili della società Latina Ambiente spa in liquidazione dal settembre 2006 fino all’approvazione del bilancio 2012. Questo sarebbe avvenuto grazie all’omissione dei controlli di legalità e contabilità da parte dei sindaci e della società di revisione, limitatamente al periodo tra il 2006 e l’approvazione del bilancio 2010, a causa della mancanza di un sistema di rilevazione contabile analitico in grado di consentire la segregazione contabile dei costi relativi alla gestione Tia e la verifica puntuale del rispetto della copertura di tali costi con la tariffa di riferimento.

Infine, un’altra accusa riguarda la distrazione di oltre 300mila euro, negli anni di bilancio tra il 2009 e il 2011, a favore dell’azienda detentrice del 49% della Latina Ambiente, la Unendo di Francesco Colucci, tramite l’emissione di dividendi non previsti dalle contabilità e dagli esercizi di bilancio che non avrebbero permesso alcuna distribuzione, in quanto si sarebbero chiusi in perdita. Queste perdite hanno eroso il patrimonio netto dell’azienda e il capitale sociale, portando a un valore medio negativo di oltre 9 milioni, includendo gli aggravamenti successivi riconducibili agli anni 2011, 2012 e 2013. L’accusa ritiene che il management avrebbe dovuto intervenire già dal 2007 per proteggere il patrimonio aziendale, evitando così il deprezzamento del valore societario dell’azienda che si occupava dell’igiene urbana nel capoluogo di provincia e anche a Formia fino al 2015. L’assenza di interventi sarebbe stata la causa dell’inchiesta penale.

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