Gaeta / Ex-Avir: abbattimento della vetreria, spunta il documento che la dichiara di “interesse storico-artistico”

GAETA – Il 9 settembre 2021 l’allora sindaco di Gaeta Cosimino Mitrano – ora neo consigliere regionale di Forza Italia e tra i papabili degli azzurri a far parte della nuova Giunta di centro destra alla Regione Lazio – avrebbe potuto indossare un caschetto bianco e salire su una pala meccanica ed iniiziare di buon mattino la demolizione delle mura perimentrale dell’ex Vetreria Avir? Secondo l’ex sindaco della città Silvio D’Amante quella mattina è stata violato il contenuto di un severissimo decreto firmato da un autorevole ufficio distaccato del Ministero della cultura: il segretariato regionale per il patrimonio culturale del Lazio. Lo firmava il dottor Leonardo Nardella che dichiarava il “Complesso edilizio ex vetreria Avir” di Gaeta di “interesse storico-artistico particolarmente interessante”.

Non era una banale enunciazione di principio. Il dirigente Nardella aveva motivato, sino alla noia, il suo decreto. A più riprese Nardella ha affermato di averlo adottato ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo numero 42/2004 in base al quale nessuno può eseguire opere e demolire. Semmai il comune di Gaeta avrebbe dovuto chiedere il parere alla Soprintendenza, la quale potrebbe anche concederlo ma sempre facendo in modo di preservare l’esistente. Addirittura per gli interventi di manutenzione la stessa Soprintendenza prescrive materiali e soluzioni architettoniche a cui sovraintende. Che queste autorizzazioni necessarie non siano state rilasciate e, tantomeno, chieste, il consigliere D’Amante , affiancato dall’ex consigliere dei Demos Francesco De Angelis e da un “pool” di urbanisti e tecnici che l’avevano sostenuto nella lista civica con cui era stato eletto alle amministrative del 12 giugno scorso, lo rimarca con un banale scadenziario: il decreto, emesso il 26 agosto 2021, era stato protocollato al comune di Gaeta alcuni giorni più tardi, il 7 settembre, in una pec inviata dalla Soprintende ad interim per i beni archeologici, belli arti e del paesaggio per le province di Latina e Frosinone Dora Catalano.

La posta elettronica, oltre all’oggetto, conteneva un rigo di presentazione che poteva apparire striminzito ma tale non è stato: “Nell’interesse dell’Amministrazione dello Stato si notifica un decreto di dichiarazione di interesse storico-artistico”. Di cosa? Del Complesso edilizio ex vetreria Avir. Dall’arrivo di quella Pec trascorrevano soltanto 48 ore e, di buon mattino quando Gaeta ancora dormiva, si azionavano i meccanici mezzi dell’impresa “Molinaro” di Lenola e su di uno in particolare l’allora sindaco di Gaeta, alla presenza dei fedelissimi consiglieri della maggioranza (il più contento risultava essere il neo portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, ora sull’Aventino per la revoca dell’incarico assessorile all’avvocato Mario Paone) , il sindaco Mitrano dava il via alle operazioni di abbattimento del muro perimetrale dell’ex vetreria prospiciente Corso Italia e via Serapide.

Fu un’iniziativa amministrativamente e tecnicamente corretta e legittima alle luce delle prescrizioni contenute nel decreto del dirigente Nardella?. La lista “Insieme con Silvio D’Amante sindaco” nutre fondate perplessità su quanto avvenuto anticipando che nei prossimi giorni dovranno essere formalizzate tante spiegazioni su quanto avvenuto. Il decreto della commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio assume particolare rilievo in relazione ai lavori eseguiti all’interno e sull’immobile di Serapo che, sottoposto a precisi vincoli, due giorni dopo l’arrivo in Comune, fu interessato da interventi di demolizione pare senza le necessarie autorizzazioni ministeriali idonei a legittimarli.

Visibilmente emozionato quel giorno, l’ex sindaco Mitrano aveva difeso il suo intervento di buon mattino a favore di un’area che, acquisita al patrimonio comunale, “è da sempre – aveva testualmente osservato – nel mirino di tentativi di speculazioni da parte dei privati. Si tratta di un’area strategica – aveva aggiunto l’allora primo cittadino di Gaeta – finalmente aperta alla città e che è oggetto di interventi di valorizzazione che prevedono la realizzazione di un ampio spazio pubblico con aree verdi e la presenza di giardini pensili con una nuova viabilità che collega Corso Italia a Corso Cavour, passando per Via Serapide. Nel rispetto del proprio passato e della sua storia, lo skyline con il fumaiolo, simbolo dell’ex vetreria, andrà a ben integrarsi nel paesaggio urbano e nel percorso di riqualificazione che si realizzerà nei prossimi anni. Nel cuore di tutti –aveva concluso il futuro consigliere regionale di Forza Italia – resterà sempre vivo il ricordo dei nostri vetrai e dell’ex-opificio che per oltre mezzo secolo, ha portato lavoro, occupazione, benessere e ricchezza in città. Per onorare la loro memoria, sarà realizzato il Polo museale dei maestri vetrai all’interno dell’area recuperata che finalmente rinasce dalle sue ceneri quale simbolo di riscatto della popolazione gaetana e patrimonio della collettività”.

Il Comune di Gaeta aveva salutato l’intervento delle ruspe per l’abbattimento del muro perchè “si registra una nuova e bella pagina della storia contemporanea di Gaeta”. Ma lo sapeva la dottoressa Catalano della Soprintendenza archeologica , belli arti e paesaggio delle province .di Latina e Frosinone? Dove sono finiti i mattoni che per quasi un secolo hanno costituito le mura perimetrali del sito? Non avrebbero dovuto essere stoccati? E poi nel 2022 avrebbe potuto essere realizzata quella copertura sulla sommità della ciminiera vista l’inibizione delle attività di modifica dello stato dei luoghi alla luce di questo documento?

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