FORMIA – Non è stata un’estorsione ma una legittima richiesta per riottenere 23mila euro anticipati alla vittima per l’acquisto di quattro imballi di sigarette di contrabbando. Con questo clamorosa retroscena il Gip del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce ha convalidato l’arresto operato dagli agenti del commissariato di Polizia di Gaeta ma ha rimesso in libertà S. T. e G.M. il 51enne ed il 42enne di Formia sorpresi mercoledì pomeriggio, presso un bar all’interno di un parco residenziale in località S.Janni a Formia, a “incassare” un’ulteriore tranche di 500 euro da un imprenditore di 51anni impegnato nella zona industriale di Penitro nella fornitura di materiale nel settore commerciale e della ristorazione.
Il Gip Di Croce, contrariamente alla richiesta del sostituto procuratore Marina Marra che sollecitava la detenzione in carcere per i due, ha applicato per i due l’obbligo della presentazione quotidiana (dalle 11 alle 16) presso il Commissariato di Polizia ed il divieto di avvicinamento alla persona offesa. Le due persone arrestate, difese dagli avvocati Vincenzo Macari e Gaetano D’Orsi, hanno fornito un’altra versione sui fatti condivisa dal Gip Di Croce.
Mercoledì avevano invitato il 51enne S.P. a restituirgli la parte residuale del debito di 4500 euro maturato in circostanze tutte da chiariere. L’imprenditore avrebbe – secondo la versione delle due persone arrestate – prima chiesto nei primi giorni del gennaio scorso (in occasione di un incontro presso un pub di Formia) e poi revocato l‘ordine di acquistare, attraverso le loro amicizie con gruppi criminali campani, quattro imballi di sigarette di contrabbando. Al rifiuto o, meglio, al ripensamento dell’imprenditore sono seguite via whattsapp pesanti minacce di morte a lui e ai suoi familiari e quelle specifiche di far intervenire una nota famiglia camorristica presente sul territorio del Golfo e di incendiargli finanche la sua impresa nella zona industriale di Penitro.