CASTELFORTE – Emergono diversi e inquietanti retroscena dall’ordinanza, la seconda, di custodia cautelare che il Gip del Tribunale di Cassino Alessandra Casinelli ha emesso nei confronti di Giuseppe Molinaro, il Carabiniere di Teano, di 56 anni, che resta recluso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di aver ucciso lo scorso 7 marzo il direttore dell’Hotel Nuova Suio Giovanni Fidaleo, di 58 anni, e ferito la sua ex Miriam Mignano, di 31 anni. L’ordinanza richiesta dal sostituto procuratore Chiara D’Orefice ricalca quella emessa dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo scorso 10 marzo, esclude di nuovo le aggravanti della premeditazione ma aggiunge i futili motivi, confermando l’iniziale ipotesi investigativa dei Carabinieri di Formia, diretti dal Maggiore Michele Pascale: quello del 7 marzo scorso è stato un delitto passionale, senza ‘se’ e senza ‘ma’. Lo si evince dalle 13 ricche pagine del provvedimento custodiale secondo il quale Molinaro era geloso della Mignano – ha nominato quale legale di parte civile l’avvocato Giuliana De Angelis di Santa Maria Capua Vetere – “di cui sospettava una relazione con Fidaleo, raggiunto da tre colpi di pistola calibro 9 Parabellum nella zona del corpo tra l’addome ed il torace e da un quarto ulteriore colpo alla mascella”.
La Gelosia
I Carabinieri hanno appurato come la pistola d’ordinanza di Molinaro si presentasse “carica con il colpo in canna con alcuni colpi mancanti” quando l’appuntato di Teano decideva di costituirsi ai colleghi di Teano attraverso la sua psicologa, la dottoressa Onesta D’Angelo. Il Carabiniere ha confessato di aver iniziato una relazione sentimentale con la Mignano nel 2015: “Nel novembre 2021 scoprì per la prima volta il tradimento di Miriam con il direttore dell’albergo di Suio – si legge nel verbale dei Carabinieri allegato all’ordinanza del Gip Casinelli – Nonostante questa scoperta il nostro rapporto non entrò da subito in crisi perché decisi di sorvolare sull’episodio”.
Come scoprì il tradimento? Molinaro notò l’auto di Miriam davanti l’hotel. Chiese di entrare ma non gli fu possibile. Accecato dalla gelosia, il Carabiniere, attraverso una terza persona, arrivò a telefonare alla moglie del direttore dell’albergo di Suio ma la donna “non ha prestato particolare attenzione a quanto le stavo comunicando”. Il secondo tradimento si sarebbe stato il 20 aprile 2022. Molinaro vide Miriam entrare di nuovo nell’albergo dopo essere stata accompagnata da un uomo di Castelforte. E fu ricontattata di nuovo la moglie del direttore che, “appena arrivata, mi riferì di aver provato a chiamare il marito senza alcuna risposta”.
Un fatto è certo: il Carabiniere sarebbe stato invitato da un’amica di Miriam ad interrompere quel rapporto, di cui era conoscenza anche il padre. Era un rapporto malato. Miriam confidava al Carabiniere il rapporto segreto con Fidaleo e il militare – l’ha rivelato ai colleghi inquirenti – quelle confidenze le ha registrate con il suo telefonino e fatte sentire alla moglie del direttore d’albergo.
Il giorno della tragedia
Con i Carabinieri Molinaro ha ripercorso le vari fasi della giornata del delitto: da quando si è svegliato alle 10, alla consumazione di un panino a casa sua a Teano, passando per la gestione di alcuni animali e l’invio di una pioggia di messaggi whatsapp a Miriam, diventata il suo unico principale pensiero ma stanca di essere attenzionata in qualsiasi ora del giorno. Anche quando, quella mattina, era in caserma per registrare una pistola in suo possesso, dal momento che svolgeva la professione di guardia giurata. Ma per il Carabiniere si trattava dell’ennesima bugia. Molinaro era uscito dall’abitazione alle 14.20, aveva con se la pistola d’ordinanza. Aveva deciso di non lasciare a casa perché aveva subito alcuni furti. La destinazione era di nuovo l’Hotel Nuova Suio dove arrivava alle 14.50 a bordo della sua Ford Focus. Il tempo di percorrere dieci minuti che in quel momento sopraggiunse Miriam alla guida di una Punto di un suo amico di Castelforte. A quel punto Molinaro notò sul sedile lato passeggero “una borsa o una busta incartata”.
“E’ un regalo per me?” Le chiese il Carabiniere. La risposta forse è alla base del delitto e del tentato omicidio: “No, è per Giovanni”.
A questo punto l’appuntato dei Carabinieri ha chiesto un confronto con il direttore dell’albergo di Suio Terme. Miriam forse ha avuto paura e avrebbe detto a Molinaro: “E’ meglio di no, se vuoi, vai tu”. Il Carabinieri insistette per farsi accompagnare dalla donna, dicendole anche che per lei stava lasciando la sua famiglia. Dopo l’ennesima insistenza, lo seguì. I due si incamminarono verso l’albergo di Via delle Terme mano nella mano, “come una coppia” ha confessato Molinaro. La porta d’ingresso era chiusa a chiave, Miriam suonò varie volte ma inutilmente. Attraverso una vetrata Molinaro ha dichiarato di aver visto Fidaleo dal suo ufficio e avvicinarsi nei pressi della porta d’ingresso.
Secondo la versione del Carabiniere, Fidaleo, alla sua vista, avrebbe afferrato con una mano una mazza di ferro collocata nei pressi della porta. Con l’altra aveva un telefonino ed un mazzo di chiavi con il quale avrebbe tentato di aprire la porta principale dell’ingresso. Fidaleo – sempre secondo la versione del Carabiniere – avrebbe inveito contro Molinaro con pesanti frasi “aggressive”. In quel momento Molinaro ha estratto dal lato sinistro dei suoi pantaloni la pistola d’ordinanza e, imbracciata con la mano destra, l’ha caricata ed ha esploso i quattro colpi contro Fidaleo attraverso la vetrata dell’ingresso principale dell’Hotel, mandandola in frantumi. “In quel momento – ha precisato – ho visto e sentito la mazza di ferro cadere a terra e Fidaleo accasciarsi”.
Il direttore d’albergo era ferito e, nascondendosi dietro un divano, ha chiesto i soccorsi con il cellulare che aveva con sé. E Miriam? La 31enne di Castelforte era lì impietrita, spaventata, dopo un tentativo di afferrargli il braccio sinistro “per farmi desistere”. Dopo avergli chiesto “Non ammazzarmi”, Molinaro ha sparato anche contro la donna ma “non volevo ammazzarla”. Il primo colpo l’ha colpita al seno sinistro.
Il primo tentativo di suicidio
Quando Miriam, dopo il primo colpo, era a terra, adagiata sul fianco opposto a quello colpito, Molinaro le ha puntato contro la pistola d’ordinanza gridando “Ammazzo te e poi mi ammazzo io”. L’attesa è durata dai cinque ai sei minuti, Molinaro voleva spararle in testa e poi suicidarsi. “Ma non ho trovato il coraggio di farlo”. E così che esplose il secondo colpo d’impeto, senza guardare bene dove, e la ferì all’altezza della coscia e del bacino. Miriam disse di sentire freddo. “Per dieci minuti sono rimasto a fissare Miriam. Ho sentito e visto transitare macchine e pullman, nessuno si è fermato per prestare soccorso”.
La fuga
L’appuntato Giuseppe Molinaro decise a questo punto di scappare. Erano le 15.15 di martedì 7 marzo quando salì a bordo della sua Focus con destinazione la sua psicologa, la dottoressa Onesta D’Angelo, di Teano, con la quale aveva un appuntamento proprio a quell’ora. Vi è arrivato alle 15.40 dopo aver fatto altre cose oltrepassando la diga sul Garigliano per immettersi sulla strada Statale Appia. Innanzitutto durante il tragitto chiamò al telefonino la figlia Immacolata. Avrebbe dovuto incontrarla nei pressi dello studio della psicologa ma l’avvistò un po’ prima all’altezza del parcheggio del Bar “Punto G”. Dall’auto, attraverso il finestrino, le consegnò 1000 euro “che doveva dare all’avvocato per la causa di separazione con mia moglie”.
Il secondo tentativo di suicidio
Immacolata capì che qualcosa di serio fosse successo ma Molinaro ha cercato di rassicurala quando ha deciso per la seconda volta di togliersi la vita nel parcheggio dello studio della dottoressa D’Angelo. “Ho spento la macchina, ho ripreso la pistola che, dopo averla utilizzata, l’avevo messa in sicura, mi sono avvicinato la canna all’altezza del cuore e mentre stavo premendo il grilletto ho visto, dallo specchietto retrovisore, mia figlia intenta a fissarmi”. A questo punto potevano scorrere i titoli di coda su questa immane tragedia. Intervenendo la psicologa, Molinaro inseriva nuovamente la sicura e riponeva la pistola nella cintola sinistra dei suoi pantaloni con questa ammissione di colpa: “Dottoressa purtroppo ho commesso una sciocchezza. Ho sparato a due persone”.
Un’altra indagine
Questa tragedia poteva essere evitata? Lo accerterà la Procura militare di Roma secondo quanto scrive lo stesso Gip del Tribunale di Cassino: Molinaro era in cura da due anni dopo la scomparsa della madre. Era stato vittima di un crollo emotivo e di forti stati di ansia e di angoscia. Era in cura con ansiolitici e antidepressivi che gli venivano prescritti da uno psichiatra dell’Arma dei Carabinieri di Roma che “vedeva due volte all’anno”.