TERRACINA – Quarantasette capi d’imputazione e 32 persone che rischiano il processo a differenza delle 57 che ricevettero gli avvisi di garanzia della Procura di Latina. Sono alcuni dei numeri che caratterizzano la conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta che, denominata “Free Bech”, culminò lo scorso luglio con le dimissioni dell’allora sindaco Roberta Tintari dopo essere finita ai domiciliari, il contestuale scioglimento del consiglio comunale e la nomina del commissario Prefettizio. Per i sostituti procuratori Giuseppe Bontempo, Antonio Sgarrella e Carlo Lasparenza è arrivato il momento che gli indagati accusati di falso, turbata libertà, frode, indebita percezioni di erogazioni pubbliche e rivelazione del segreto d’ufficio vadano processati relativamente al rilascio delle concessioni balneari e la realizzazione di alcune opere pubbliche e gestione dello stesso demanio marittimo.
La conclusione delle indagini preliminari della Procura di Latina è stata però ‘mutilata’ dai diversi pronunciamenti del Riesame e della Cassazione che hanno ridimensionato pesantemente gli addebiti mossi all’inizio dell’inchiesta – caratterizzata dall’emissione di sei ordinanze d’arresto ai domiciliari e da sette interdizioni dai pubblici uffici e attività imprenditoriali. L’avviso della conclusioni delle stesse indagini ha operato anche una forte scrematura numerica delle persone coinvolte. Non dovrà, per esempio, affrontare un’eventuale udienza preliminare l’ex sindaco di Terracina e attuale parlamentare europeo di Fratelli d’Italia Nicola Procaccini, nei confronti del quale era stata disposta nei giorni scorsi l’archiviazione di tutti i capi d’imputazione. A firmarla è stato il Gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota, lo stesso magistrato che, firmando nel luglio 2022 i diversi provvedimenti cautelari, ha ridimensionato la portata delle accuse per molti degli attuali indagati.
Tra questi l’ex sindaco Tintari, l’ex presidente del consiglio comunale ed ex assessore al demanio Gianni Percoco, l’ex dirigente del settore demanio Corrado Costantino, l’ex assessore Luca Caringi e l’ex consiglieri comunale David Di Leo. Concludendo le indagini preliminari, la Procura ha fissato un termine di 20 giorni per i 32 indagati per presentare le proprie memorie o chiedere di essere interrogati. Ma i legali difensori – su tutti Dino Lucchetti, Massimo D’Ambrosio, Vincenzo Macari, Giulio Mastrobattista e Gaetano Marino – stanno pensando ad altro: di chiedere al Gip lo svolgimento del giudizio immediato per dimostrare, by passando l’udienza preliminare, in dibattimento l’estraneità dei loro assisti ai fatti contestati dalla Procura. In caso contrario potrebbe subentrare lo spauracchio della prescrizioni e i 32 indagati vogliono una giustizia “giusta” senza paracadute di sorta.
Oltre ai già citati, gli altri nomi degli indagati che rischiano la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Latina sono i seguenti: l’ex dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Terracina, Corrado Costantino, il noto imprenditore di Gaeta Marco Crocco, l’altro imprenditore di Terracina Raffaele Graziani (gestore del lido White Beach), l’avvocato Giuseppe Mosa, Giuseppe Zappone (imputato anche nel processo Pro Infantia), William Zanchelli, Carlo Sinapi, Margaret e Luigi Sarno, Mario Rossi, Mattia Quinti, Marco Porcelli, Ivano Perroni, Giovanna Nardone, Patrizia Menarini, Alfredo Morganti, Alberto Leone, Massimiliano Lauretti, Rosa Esposito, Ivo Di Sauro, Gaspare Di Micco, Carmela Delle Curti, Federico e Martina Corrado, Giacomo Corrado, Filippo Cirrincione, Fabio Cavallini e Pasquale Angelo.