Gaeta / Ex Avir: accusata di falso ideologico, fissata l’udienza per la dirigente Stefania Della Notte

GAETA – La richiesta di accesso agli atti formalizzata nei giorni scorsi alla Soprintendenza ai beni archeologici, belle arti e paesaggio per le provincie di Frosinone e Latina da parte dei consiglieri comunali di opposizione Emiliano Scinicariello (Partito Democratico) Silvio D’Amante (Lista “Insieme Con Silvio D’Amante”) e Sabina Mitrano (lista “Gaeta Comunità di Valore”) circa il nulla osta rilasciato o meno al comune di Gaeta sui lavori di messa in sicurezza dell’ex Avir ha svelato come il progetto di recupero, riqualificazione e messa in sicurezza dell’ex vetreria di Serapo rappresenti ancora (e nonostante tutto) un “buco nero” dalle conseguenze penali molto rischiose.

E’ stata fissata al 22 giugno prossimo davanti il Gup del Tribunale di Roma Simona Calegari l’udienza preliminare in cui l’attuale dirigente del Dipartimento “Riqualificazione Urbana” del Comune di Gaeta Stefania Della Notte rischia il rinvio a giudizio con la (pesante) ipotesi accusatoria di falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale. Ed è inquientante l’accusa che il sostituto procuratore Antonio Verdi muove nei confronti della 55enne architetto formiano. Era il 28 dicembre 2018 quando la neo dirigente del comune di Gaeta – aveva da pochi mesi lasciato la ripartizione urbanistica del comune di Formia – rispose ad una seconda ordinanza istruttoria del Consiglio di Stato che stava decidendo il ricorso di alcuni privati contro la decisione dell’amministrazione comunale guidata da Cosimino Mitrano di acquisire al patrimonio comunale di Gaeta l’ex vetreria perché gravata da un fardello penale risalente al 2011: la lottizzazione abusiva ipotizzata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano quando inviò i Carabinieri del Nipaf di Latina a sequestrare la strategia area insistente nel cuore di Gaeta e a duecento metri lineari della spiaggia di Serapo.

Stefania Della Notte, dirigente Lavori Pubblici (comune di Gaeta)

Il Consiglio di Stato chiese all’architetto Della Notte (l’aveva fatto in precedenza anche nei confronti del suo predecessore, l’ingegnere Massimo Monacelli) di spiegare quale fosse lo stato dell’arte sul piano urbanistico e particellare all’interno dell’ex vetreria. I giudici di palazzo Spada avevano emesso l’ordinanza numero 213 del 16 gennaio 2018 nell’ambito –come detto – del procedimento amministrativo numero 570/2014 avviato quattro anni prima dopo che il Tar aveva legittimato l’iter di confisca avviato dalla prima Giunta Mitrano. La richiesta di chiarimenti del Consiglio di Stato arrivò al comune di Gaeta il 28 settembre 2018 e l’architetto si prese tutto il tempo a sua disposizione per ottemperatare alla richiesta arrivatele. E così che il 28 dicembre di quello stesso anno “attestò falsamente che il frazionamento dei subalterni 3,4,5, 8,9 e 13 della particella 89 del foglio 34 era stato depositato all’ufficio tecnico del comune di Gaeta il 2 febbraio 2011 mentre in realtà tale atto era stato depositato in data 6 maggio 2005”.

L’architetto Della Notte con quella comunicazione al Consiglio di Stato avrebbe provocato un danno diretto ad uno dei proprietari dei “case rosse” di via Frosinone nell’ambito del perimetro catastale dell’ex complesso industriale dell’Avir. Raffaele Di Tella, di 57 anni di Frignano, con quel falso frazionamento risultò spogliato di alcune particelle e si trovò privo da un giorno all’altro di diverse cubature realizzate e finanche di un giardino di cui sapeva di avere la proprietà. Di Tella seppe di quel frazionamento comunicato dal comune di Gaeta al Consiglio di Stato durante un regolare svolgimento di un contenzioso amministrativo di secondo grado e così diede mandato agli avvocati Luca Scipione e Michela Grieco di presentare un esposto contro ignoti direttamente presso gli uffici della Procura di Roma a piazzale Clodio. Era il 20 dicembre 2019.

A fare il resto furono gli agenti del commissariato di Polizia di Gaeta che, sequestrando diversa documentazione presso il dipartimento “Riqualificazione urbana” del comune, appurarono in due informative del 19 e 29 maggio 2020 di come la dirigente Della Notte avesse informato falsamente il Consiglio di Stato su una particellizzazione che aveva un altro obiettivo di maggiore spessore amministrativo e… eletttorale. L’architetto Della Notte voleva creare un danno ad uno dei privati proprietari di un appartamento nell’ex vetreria Avir? Probabilmente no. L’assunto giuridico che farà l’avvocato Luca Scipione davanti il Gup Calagari nella decisiva udienza preliminare del 22 giugno prossimo è uno soltanto: con quel falso ed erroneo frazionamento dei sei subalterni della particella 89 del foglio 34 il comune di Gaeta voleva soltanto trarre in inganno il consiglio di Stato per dimostrare che nell’area ex Avir si era consumata una lottizzazione abusiva e, pertanto, quell’area da privata (per la gran parte) doveva diventare pubblica.

E così avvenne sino a quando Cosimino Mitrano nell’estate 2021, ad un anno dal plebisciario voto amministrativo che ha incoronato il suo delfino Cristian Leccese, salì su un bob cat e diede il primo colpo che demolì il muro di cinta ed altre pertinenze dell’ex Avir. Senza quel falso frazionamento comunicato dall’architetto Della Notte al Consiglio di Stato l’iter tecnico amministrativa dell’ex vetreria avrebbe avuto il corso che poi realmente ha avuto? La difesa della dirigente formiana, curata dall’avvocato Andrea Di Croce, è convinta di come quel frazionamento, provocato da un mero errore materiale di trascrizione, non abbia condizionato affatto il pronunciamento del Consiglio di Stato che ha confermato la sentenza del Tar sul cambio di proprietà, da privata a publica, dell’ex-vetreria. La risposta a questo intrigante interrogativo lo darà il 22 giugno prossimo il Gup del Tribunale di Roma.

Esattamente un mese prima – il 22 maggio 2023 – davanti il Tribunale penale di Latina è in programma un’udienza del processo in cui sono imputati con l’imputazione di lottizzazione abusiva molti dei privati proprietari di altrettanti immobili all’interno dell’ex Avir. Ha chiesto di “dire molte cose e di ripristinare la verità” al collegio giudicante l’ex sindaco di Antonio Raimondi. Nel 2011 stava iniziando l’ultimo anno del suo primo e unico mandato amministrativo quando indagarono i Carabinieri su ordine del Pm Miliano. Raimondi è convinto che dal quel momento la campagna elettorale e il corso della storia politico-amministrativa hanno conosciuto un’altra piega. “Con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si scrive la storia – ha commentato Raimondi – ma la vicenda dell’ex vetreria merita verità. La confisca dell’ex Avir da parte del comune l’ho promossa io anche se un pronunciamento penale di un Tribunale ancora non c’è stato. I privati, che sia Gaim o altre società, li ho assecondati costringendoli a far parte di un consorzio perché al comune doveva arrivare una sola ed unica proposta in fase di concertazione. Il progetto per il recupero dell’ex vetreria, a differenza di altri, l’ho presentato in un pubblico teatro perché tutti vedessero e ascoltassero. Io nell’interesse di Gaeta ho giocato a carte scoperte e non ho chiesto a chicchessia di condividere progetti di finanza molto allegri. La magistratura, penale e amministrativa, faccia il suo corso ma non voglio assolutamente immaginare che il comune di Gaeta quanto prima sia costretto a restituire un qualcosa su cui ha frettolosamente messo le mani. E’ uno scenario apocalittico che già a pensarci sarebbe una tragedia per il Comune di Gaeta”.

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