Formia / Incendio Villaggio Don Bosco, le indagini accertano le cause del drammatico evento

FORMIA – L’incendio che nella notte tra venerdì e sabato scorsi ha parzialmente distrutto la chiesa del Cuore Immacolato di Maria nel Villaggio Bosco di Formia non ha avuto una natura dolosa. Lo hanno accertato i Carabinieri della locale Compagnia visionando il decoder collegato al sistema di videosorveglianza dell’edificio di culto rimasto funzionante sino a quando non è stato divorato dalle fiamme. Il rogo, dunque, ha avuto una natura accidentale: è stato provocato da un corto circuito partito da una difettosa presa della corrente all’interno della sacrestia. Da lì sarebbero partite le fiamme che hanno prima incenerito i servizi igienici al piano terra e poi la canonica sovrastante dove è iniziata già la bonifica, durata dalle ditte “Giuseppe Chierchia” di Minturno e “Benedetto Lombardi” di Formia, di quanto è rimasto.

Intanto una ditta specializzata di Anagni, la “In.Tec.”, ha effettuato un primo sopralluogo propedeutico alla verifica delle strutture portanti in cemento armato della chiesa di via Appia Lato Napoli. Un carotaggio sui materiali sarà svolto venerdì mattina e, se l’esito – come sembra- sarà positivo, autorizzerà lo svolgimento del collaudo statico e delle prove di carico, in programma già la prossima settimana. Le prove di carico interesseranno la copertura – seriamente danneggiata – ed il solaio che sovrasta l’auditorium al piano terra. A coordinare queste necessari adempimenti sono due tecnici di fiducia – l’architetto Alessandro Spinosa ed il geometra Danilo Bianco – gli stessi nominati all’epoca dalla parrocchia per svolgere il collaudo della chiesa appena ultimata 25 anni fa.

E va a gonfie vele la raccolta fondi inaugurata per finanziare la ricostruzione della chiesa del villaggio Don Bosco . S’intitola “Dalle ceneri, la Vita-Emergenza incendio Don Bosco Formia”. In pochi giorni, attraverso l’Iban IT92Y0103073980000001086848, sono stati raccolti immediatamente 15mila euro: l’hanno reso noto in una lettera aperta don Mariano Salpinone, i responsabili degli 11 Ministeriali parrocchiali ed il consiglio pastorale parrocchiale inviata a Formia e all’intero Golfo, “unica grande città, bella e unita nel momento del bisogno”, per esprimere i sentimenti di gratitudine.

Ho già confessato che il vero terremoto di Pasqua io per primo non l’ho avvertito tanto di fronte alle fiamme che inesorabilmente divampavano davanti ai nostri occhi impotenti. Il mio cuore – ha scritto don Salpinone – è rimasto colpito e segnato dal pianto e dallo sgomento dei nostri ragazzi, tutti freddati e commossi dalla nostra chiesa che bruciava: di fronte a loro non ho potuto e non riesco ancora a trattenere le lacrime. In fondo è dall’ascoltare il pianto dei ragazzi che il Signore ha fatto nascere il sogno di don Bosco! Da lì vogliamo continuare a partire nuovamente. Mi porto pure nel cuore l’ardore con cui gli ospiti senza-tetto non solo non sono scappati, ma senza misura hanno cercato con me di fermare le fiamme“.

Per l’intero comunità del Villaggio Don Bosco nessuno è mancato all’appello: i Vigili del fuoco, i Carabinieri, la Protezione Civile, Polizia di Stato, il 118, la Guardia di Finanza… E poi i Sindaci del Golfo in carica, gli ex sindaci di Gaeta e Formia, Mitrano e Bartolomeo, ed il rieletto consigliere regionale della Lega Tripodi. “Mi hanno commosso pure l’olimpionica di salto in alto Sara Simeoni, il Cardinal Montenegro, don Maurizio Patriciello, Padre Giulio Albanese, l’Anspi nazionale, l’Azione Cattolica regionale del Lazio e della Campania, l’Agesci Lazio, le Comunità Neocatecumenali, il Csi di Latina, il Parco Riviera d’Ulisse, la Croce Rossa italiana del sud pontino, i formiani d’America. Tutti i giornalisti locali e quelli di Tv 2000 ci sono stati vicini con un’attenzione ed una discrezione unica. Come non restare commossi, poi, per lo striscione degli Ultras del Formia, per i salti mortali dell’amministrazione formiana e del Vice-Questore Aurelio Metelli che ci hanno permesso di usufruire del Palamendola in meno di 8 ore. Se per noi cristiani convertirci è scoprire la preziosità della nostra vita, mai quanto in questo ‘misterioso’ frangente abbiamo avuto la consapevolezza di come tutti ci ricordano la preziosità della nostra piccola presenza in questo grande territorio del Golfo. Eppure non ci avete fatto mancare nulla, neanche il cibo ed i vestiti per i nostri preziosi ospiti immigrati.È stato bellissimo poterci mostrare alla cittadinanza del Golfo letteralmente vestiti, accompagnati e sostenuti da tutte le comunità parrocchiali limitrofe, capitanate dal nostro Arcivescovo. Come non piangere di gioia e di commozione?!?!”

Don Salpinone e tutti i suoi più stretti collaboratori sottolineano anche la tempestiva trasformazione alla vigilia di Pasqua del Palamendola in una degna “cattedrale di fede e di unità civile”: “La Pasqua celebrata è stata la più bella della mia vita sacerdotale. Condividevo all’omelia che si è realizzato davanti ai miei occhi il sogno del mio sacerdozio: vedere la convivialità delle differenze, la ‘convivialità sinodale’ in cui tutti si ritrovano attorno ad una mensa comune che aveva al centro sì Gesù crocifisso e risorto, ma Lui amato e riconosciuto nei bambini che abbiamo battezzato e a cui nessuno vuole far mancare la gioia vissuta in Oratorio. È il sogno mio, ma ancor più di don Mario Maria Marin e dei salesiani che in questi preziosi decenni hanno servito e fatto crescere il bel territorio del nostro Golfo. Se anche la magia di questi giorni dovesse velocemente venire meno di fronte ai ritmi frenetici del nostro inumano sistema di vita attuale, non potremo mai dimenticare il ‘mistero di questo Sabato Santo incendiato‘ ”.

Ancora non riesco a lavare l’accappatoio impregnato del fumo in cui ci siamo tuffati nelle prime ore di quell’8 aprile, ma non perché non voglio superare il dolore, in realtà non voglio dimenticare il mistero di questo dolore così amato che mi invita non tanto ad andare avanti, ma a camminare cresciuto dall’incontro vissuto (proprio come scrivevo ricordando la morte di Romeo, Giorgio, Luigi e William). L’esperienza di comunità vissuta, vorremmo condividerla con tutti coloro che si ritrovano soli davanti alle proprie ceneri: che ognuno senta la vicinanza nel piangere il proprio dolore per trasformarlo insieme in un amore più grande. Stiamo sperimentando come il Signore trasforma un assurdo ed incomprensibile evento (e grazie al cielo le telecamere hanno mostrato che non c’è stato dolo!) in propizia occasione di una meravigliosa crescita più grande per noi, e speriamo anche per tutto il nostro Distretto. Se ‘due gocce di pioggia salvano il mondo dalle nuvole’, noi ne abbiamo trovate tante di piccole gocce che si sono affiancate e continuano ad affiancarsi a noi. E come comunità di donboscoformia vorremmo essere una goccia che si affianca a chi si sente solo nel dolore: è il nostro modo di dire grazie al Signore ed a tutti i cittadini del Golfo, e del mondo intero, fino ai confini della terra“- conclude.

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