LATINA – Disposta a tutto pur di arraffare quella marea di soldi da società che tanto incapienti non erano. Le voleva sul lastrico, fallite e raccomandava ai suoi consulenti che per ottenere una dichiarazione di bancarotta fraudolenta da parte della Repubblica, di cui diceva di vantare buoni rapporti con alcuni Pubblici Ministeri inquirenti, c’era bisogno di una querela di parte secondo quanto prevede la riforma Cartabia. E se qualche Sostituto Procuratore rallentava le sue procedure, volavano accuse di incapacità e di boicottaggio. A registrarle attraverso una serie di cimici disseminate negli uffici del Tribunale Buozzi a Latina sono state gli agenti del Comando Provinciale di Perugia della Guardia di Finanza. Sono ora parte integranti dell’ordinanza della custodia cautelare di 126 pagine con cui il Gip del Tribunale del capuologo umbro Natalia Giubilei, su richiesta del capo della locale Procura, l’ex Pm anticamorra Raffaele Cantone, ha disposto il carcere nei confronti dell’ormai ex giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giorgia Castriota e di due consulenti di fiducia dello stesso magistrato, Silvano Ferraro e Stefania Vitto.
Insieme a Stefano Evangelista, indagato a piede libero, avrebbero fatto di un gruppo ben strutturato da anni in grado di svuotare la consistenza economica di società finite nel mirino della Procura per reati tributari e, per quanto riguarda l’ex Gip Castriota, di pretendere danaro e regalie dai due consulenti – l’ex fidanzato Silvano Ferraro e Stefania Vitto, quest’ultima ai domiciliari – che lo stesso 45enne magistrato originario di Cosenza nominava. C’è molta attesa ora per gli interrogatori di garanzia di Castriota e Ferraro in programma lunedì a Roma. A svolgerli sarà per rogatoria il Gip del Tribunale di piazzale Clodio e sarà importante verificare la strategia difensiva dei due indagati che, sott’accusa per i reati di corruzione, atti contrario ai doveri di ufficio, di corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità, sono assistiti dall’ex sottosegretario alla Giustizia, l’ex Senatore An Giuseppe Valentino e dall’avvocato Leone Zeppieri. Il modus agendi del Gip Castriota almeno dal 2018 – anche se il procedimento giudiziario è stato aperto ufficialmente nel 2022 – aveva creato qualche perplessità negli uffici della Procura in via Ezio.
Soltanto il 30 marzo scorso il Gip da qualche gola profonda venne informata dell’esistenza di una lettera che il capo della Procura Giuseppe De Falco aveva inviato al presidente del Tribunale di Latina Caterina Chiaravallotti. Le chiedeva di segnalare il Gip calabrese al Csm per le tempistiche “particolarmente celeri” che caratterizzavano i suoi provvedimenti riguardante l’amministrazione giudiziaria dei suoi procedimenti nei confronti di società del nord della provincia di Latina in affanno con i tributi. Secondo l’ordinanza del Gip Giubilei dietro questa celerità c’era solo un “gran fame di soldi” che alla dottoressa Castriota non bastavano mai: non solo rolex d’oro, abbonamento nella tribunale Vip allo stadio Olimpico, due case in affitto a Latina e a Roma, viaggi negli Stati Uniti, lo stipendio della colf (le chiedeva di riferire a Ferraro degli impegni che doveva onorare relativamente alle percentuali pattuite in base alle consulenze conferite dal Gip), le rate dell’automobile appena acquistata ed un i-phone nuovo di zecca. Il penultimo domenica 2 aprile il cagnolino fedele del Gip, Riccardo, gliel’aveva “mangiato”, divorato in mille pezzi: “Sono incavolata come una vipera – si confidava la Castriota con una commerciante di telefonia – Lui, Riccardo, è un dannificio, a casa non può stare da solo neanche un minuto”.
La Procura ha continuato ad indagare diversamente sino agli arresti dell’altra mattina. Veramente Riccardo ha distrutto il telefonino del Gip? Nell’ordinanza del Tribunale di Perugia c’è un’altra versione: “la sussistenza delle esigenze cautelari prospettate e la loro attualità, soprattutto alla luce dei recenti comportamenti posti in essere successivamente alla conoscenza della pendenza dell’indagine, quali la distruzione del telefono da parte di Castriota, poiché è evidente che gli indagati stanno attuando condotte volte inquinare il quadro indiziario, e ad impedire di assicurare le fonti di prova dei delitti perpetrati”.
L’ordinanza è un fiume di accuse nei confronti del Gip di Cosenza: “E’ una donna che ha bisogno di soldi, ma non perché il suo stipendio sia oggettivamente basso, percependo oltre 3.000 euro mensili, ma perché si ostina a voler vivere al di sopra delle proprie possibilità economiche, abitando in affitto a Roma, verosimilmente a motivo della relazione col Ferraro, ma lavorando a Latina, con tutto ciò che ne consegue in termini di spese ordinarie; né la stessa sembra voler rinunciare all’acquisto di oggetti di lusso, come gioielli o orologi”.