LATINA – Per tentare di svuotare alcune società non in regola con il fisco e continuare a nominare gli stessi consulenti compiacenti che poi si sdebitavano con somme di danaro e regalie di varia natura, l’ormai ex Gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota aveva da tempo instaurato un rapporto di conflittualità con diversi sostituti procuratori e con lo stesso capo della Procura Giuseppe De Falco. Alla vigilia degli attesi interrogatori di garanzia per rogatoria in programma lunedì a Roma per la dottoressa Castriota e per l’ex compagno Silvano Ferrara – la commercialista Stefania Vitto, ai domiciliari, sarà sentita nei prossimi giorni – emergono altri retroscena dalle 126 pagine dell’ordinanza del Gip del Tribunale di Perugia Natalia Giubilei che ha svelato un giro di corruzione relativamente all’amministrazione giudiziaria, addirittura dal 2018, di alcune società a rischio bancarotta.
Per l’ex Gip mettere le mani su quella che ha definito “una marea di soldi” era diventata una patologia al punto da sottoporsi ad alcune sedute dallo psicologo e dallo psichiatra. Eppure ha esercitato non poche pressioni nei confronti degli uffici della Procura per centrare i suoi disegni. Soltanto il 28 marzo scorso ha telefonato all’ex Gip del Tribunale di Latina Aldo Morgigni, ora giudice presso la Corte d’Appello dopo essere stato membro del Csm. E il motivo era questo: il sostituto procuratore Andrea D’Angeli si era opposto a chiedere il sequestro di una società in difficoltà. Il Gip Castriota per by-passare quel zelante pm inquirente ed il capo della Procura Giuseppe De Falco, che aveva chiesto al presidente del Tribunale Caterina Chiaravalloti di segnalare il suo Gip al Csm con l’intento di rimuoverla, era arrivato a parlare con il procuratore generale presso la Corte d’Appello Filippo Salvatore Vitiello. Gli invia, non a caso un sms il giorno dopo, il 29 marzo scorso: “Salve, sono Giorgia Castriota, mi ha dato il numero Aldo Morgigni, quando posso disturbarla?” . Se ci sia stato o meno questo contatto o incontro lo stanno ora verificando gli inquirenti della Guardia di Finanza che hanno trascorso l’intero week end, insieme al capo della Procura di Perugia Raffaele Cantone, ad esaminare la mole di documenti sequestrata giovedì scorso quando è stata arrestata per corruzione la dottoressa Castriota.
In base alle intercettazioni contenute nell’ordinanza d’arresto del Tribunale di Perugia il Gip 45nne originario di Cosenza , poi, parlava molto con il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza. In un colloquio gli riferisce del pensiero del suo superiore, il presidente Chiaravallotti, davanti ai dinieghi opposti alle richieste del Gip Castriota: “Il Sostituto D’Angeli non si può rifiutare di eseguire un provvedimento del Gip”. Quel Gip era Giorgia Castriota…che al magistrato inquirente aveva detto testualmente “Fammi un favore tu a me e io a te, fra virgolette per la giustizia”. E ancora al procuratore Lasperanza aveva parlato dell’imprenditore in difficoltà, Fabrizio Coscione, legale rappresentante della “Isp Logistica srl” e della consorella “Isp servizi srl” per le quali il Gip aveva nominato quale amministratore giudiziario il commercialista Stefano Evangelista, l’unico indagato del Gip Giubilei a piede libero: “A me per levare questo (Coscione) dal delinquere mi interessa sicuramente il sequestro preventivo di 4 milioni eccetera, ma anche per equivalente sui consorzi”. E la dottoressa Castriota ha provato a persuadere la collega, la dottoressa Clara Trapuzzano Molinaro, ad evitare dissequestrare le società finite sotto la spada di Damocle dell’amministrazione giudiziaria: “Fai con calma tanto questa società sta per fallire”. Ma le cose andarono diversamente. Il giudice fallimentare Trapuzzano sollevò l’incompetenza territoriale del Tribunale di Latina sul procedimento, facendolo finire a Velletri.
Il Gip Castriota esternò la sua insofferenza e si espresse in questi termini nei confronti della presidente Chiaravalloti (“Io ti segnalo quando c’è sto fallimento che è un po’ delicato”) dopo che il sostituto procuratore D’Angeli si era opposto al sequestro disposto dalla giudice consentina. Ed il Gip calabrese si rivolse in questi termini al Procuratore aggiunto Lasperanza: “Quando io scrivo una cosa deve essere obbedita la cosa che scrivo. Non è che la Procura fa come c… gli pare”. Ma dove e quando nasce l’inchiesta? Fabrizio Coscione era finito nel mirino del Gip del Tribunale di Latina, ora in carcere a Rebibbia, quando subì il 28 ottobre 2018 il sequestro di alcune quote delle società “Isp Logistica srl” e Isp servizi srl”. Stefano Evangelista – come detto – venne nominato quale amministratore giudiziario ma per compiacere al magistrato che l’aveva prescelto chiese ed ottenne di avvalersi quale coadiutore il commercialista Ferraro che nel frattempo era sentimentalmente legato alla dottoressa Castriota. E così che Coscione tutti alla Procura di Milano “lamentando la opacità nella gestione da parte dell’amministratore giudiziario, con l’avallo” della stessa giudice, “nonostante le sue opposizioni”.
Coscione contestò la legittimità e l’opportunità di questo “contratto/accordo” che “non aveva alcun senso dal punto di vista economico anzi, avrebbe finito con il depauperare le società sequestrate, sviandone la clientela”. Il Gip Castriota tirò dritta. Autorizzò l’accordo, “nonostante l’opposizione del Coscione, e nonostante questo si fosse detto disponibile a versare una cospicua somma di denaro sul conto corrente intestato alla procedura, al fine di rendere il sequestro capiente a sufficienza, così da consentire il dissequestro di alcuni beni”. Che l’incarico a Ferraro fosse illegittimo – come rilevato dal consiglio dell’ordine degli avvocati di Latina dopo i clamorosi arresti di giovedì scorso – l’aveva capito lo stesso Coscione che “ingaggiò” un investigatore provato. Alla Procura di Milano, che poi girò gli atti a quella di Perugia perché competente a seguire i contenziosi giudiziari dei giudici laziali, inviò alcune fotografie che ritraevano Giorgia Castriota e Silvano Ferraro in atteggiamenti confidenziali.
A fare il resto sono gli “007” delle Fiamme Gialle di Perugia. Quella frequentazione era una vera e propria relazione sentimentale, che andava avanti da almeno sei anni. E l’ordinanza del Gip Giubilei lo mette in evidenza: “Le indagini sono risultate ampiamente esaustive della dimostrazione della fondatezza della ipotesi accusatoria, non avendo gli indagati avuto alcuna remora a discutere dei propri rapporti personali e, soprattutto, economici, al telefono. A ulteriore riscontro è stata poi acquisita la documentazione bancaria, relativa ai movimenti di denaro”.
Quella “marea di soldi” a causa della quale il Gip Castriota prima di finire in carcere ha dovuto chiedere l’intervento di uno psicologo…