LATINA – Sarà impugnata al Riesame subito dopo il ponte del 1 maggio l’ordinanza del Gip del Tribunale di Perugia Natalia Giubilei con cui il 20 aprile scorso l’ex Gip del Tribunale di Latina Giorgia Castriota e due suoi stretti consulenti, l’ex compagno Silvano Ferraro e la commercialista romana Stefania Vitto erano stati arrestati per corruzione nell’ambito dell’affidamento degli incarichi per la gestione dell’amministrazione giudiziaria di alcune società pontine a rischio fallimento. L’hanno confermato i legali dei tre indagati, Giuseppe Valentino, Paolo Zeppieri, Gianluca Tognozzi e Leone Zeppieri, dopo che il Gip Giubilei, in seguito al parere contrario della Procura di Perugia, ha negato ai tre l’attenuazione delle misure cautelari cui sono sottoposti da dieci giorni: il carcere per Castriota e Ferraro, i domiciliari per la Vitto.
Il diniego è stato motivato, dopo lo svolgimento degli interrogatori di garanzia, dal timore che i tre possano inquinare le prove. Per il collegio difensivo non ci sono più le esigenze cautelari che possano giustificare la permanenza in carcere o ai domiciliari per i tre indagati che il Gip del Tribunale di Perugia ha definito componenti di “un gruppo ben strutturato” alla cui testa c’era la dottoressa Castriota, interessata a concedere incarichi di consulenza a Ferraro e alla Vitto ma solo per ricavarne, in cambio, somme di danaro e regalie di varia natura con lo scopo ultimo di svuotare la capienza economica di realtà societarie sì in difficolta con i tributi ma non al punto da dichiararne il fallimento. Erano quelle capitanate dall’imprenditore pontino Fabrizio Coscione nei confronti delle quali – aveva scritto il Gip Giubilei nella ordinanza di arresto – era stato “ordito un disegno criminoso che andava avanti e che potrebbe essersi anche in altre occasioni”.
E mentre il Procuratore Capo di Latina De Falco ha deciso di avviare un’indagine all’interno degli uffici giudiziari di via Ezio per accertare l’esistenza di eventuali forme di sudditanza di alcuni suoi pm a favore dell’ormai ex Gip Castriota, l’ordinanza del Gip Giubilei afferma il contrario di quanto giustificato dalla difesa del magistrato di Cosenza secondo la quale tra lei e Ferraro “non sono stati commessi reati, semmai si sono verificati comportamenti deontologicamente non corretti. Tra noi c’è vero amore ed è sbagliato dire che stavamo assieme per interesse”.
Se per la Procura di Perugia (competente per territorio nelle indagini sui colleghi pontini) erano le consulenze a tenere in piedi la relazione la Castriota e Ferraro, l’ex Gip ha affermato una cosa diversa assistita dall’ex senatore e sottosegretario alla Giustizia di An Giuseppe Valentino: “Ho scelto di restare a vivere a Roma (in affitto sulla circonvallazione Trionfale per stare vicino a lui tanto che condividevamo la stessa collaboratrice domestica. Era normale che io le dessi una mano con le spese della casa, dato che guadagnavo di più”. Ferraro, difeso dall’avvocato Gianluca Tognozzi, ha ribadito di non aver mai fatto regali al giudice in servizio al Tribunale di Latina dal 2016 grazie alle consulenze professionali percepite : “Sono stati comprati con i miei soldi” – aveva risposto il commercialista romano. Stefania Vitto ha giustificato in questi termini il suo rapporto con il Gip Castriota: “Siamo amiche di lunga data e mi ha dato una mano in un momento di difficoltà”.
C’è poi un quarto indagato a piede libero, l’amministratore giudiziario di Albano Laziale Stefano Evangelista. Secondo la Procura di Perugia, sarebbe stato lui, indotto dal gip Castriota, a firmare le nomine di Ferraro e Vitto e proprio per questo motivo i pm umbri non avevano chiesto misure a suo carico.