LATINA – Continua ad essere pesante il clima nel Tribunale di Latina ad un mese dagli arresti dell’ex Gip Giorgia Castriota e dei suoi due consulenti, Silvano Ferraro e (ai domiciliari) Stefania Vitto, raggiunti da altrettanti provvedimenti cautelari emessi dal Gip del Tribunale di Perugia Giubilei nell’ambito dell’inchiesta sugli incarichi “facili” ad alcuni professionisti, co-protagonisti di “un patto corruttivo” nella gestione dell’amministrazione giudiziaria di alcune società a rischio fallimento perché alle prese con guai tributari. Come promesso sono all’opera da alcuni giorni un “pool” di ispettori del Ministero di Giustizia per compiere, come avvenuto otto anni fa quando venne arrestato il giudice fallimentare Antonio Lollo, i dovuti accertamenti sulla corretta gestione di questi procedimenti all’interno del palazzo di giustizia di piazza Bruno Buozzi.
E se queste verifiche stanno avvenendo – com’è giusto che sia – nel più totale e comprensibile riserbo, ha deciso di mettere tanti puntini sulle ‘i’ l’imprenditore Fabrizio Coscione considerato il perno dell’intera inchiesta del Tribunale di Perugia culminata con l’arresto il 20 aprile scorso del Gip Giorgia Castriota. Coscione tiene a precisare di aver ottenuto di nuovo la piena disponibilità delle sue società finite nel passato nel mirino della Procura pontina per una presunta evasione fiscale. Il sequestro disposto il 14 marzo 2023 dalla dottoressa Castriota è stato interamente revocato dal presidente del Tribunale di Latina Gianluca Soana il 26 aprile scorso.
Il Gip aveva motivato il sequestro con l’obiettivo di allontanare Coscione “da interferenze nella gestione delle proprie società” nominando custodi di fiducia i dottori Stefano Evangelista e Silvano Ferraro. Secondo Coscione a quest’ultimi il Gip Castriota avrebbe liquidato ed erogato “compensi a carico delle società nel periodo da giugno 2021 ad aprile 2023 per 650mila euro in aggiunta ad ulteriori compensi annui pari ad 300 mila euro, autorizzati questa volta a favore dell’amministratore unico delle stesse società Stefano Schifone e Stefania Vitto”. L’imprenditore Fabrizio Coscione ha altresì reso noto che l’8 aprile 2022 aveva depositato un’altra denuncia querela “nei confronti di alcuni componenti della citata amministrazione giudiziaria per gravi fatti inerenti l’esercizio delle proprie funzioni e comprovati da incontestabili fonti di prova, per i quali pende a Latina procedimento penale ancora in fase di indagini”. Il dissequestro era avvenuto otto giorni prima che Coscione tornasse un uomo libero dopo un mese trascorso in carcere ed undici di detenzione domiciliare.
L’imprenditore, a seguito delle indagini iniziate il 23 aprile 2019 attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, perquisizioni e contestuali sequestri di documenti, telefoni cellulari e pc, Coscione era stato arrestato il 28 aprile 2022 su richiesta dei sostituti procuratori Andrea D’Angeli e Carlo Lasperanza. A notificare la misura cautelare in carcere era stato il Nucleo di Polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Latina su richiesta della dottoressa Giorgia Castriota nell’ambito di una presunta distrazione di licenze ed autorizzazioni ai danni della fallenda Gruppo Eco Imballaggi s.r.l.
Coscione venne arrestato e oggi fa rilevare come avesse documentalmente rappresentato, sia in sede di interrogatorio spontaneo reso 16 febbraio 2021 davanti i pm titolari dell’inchiesta che in sede di interrogatorio di garanzia reso alla dottoressa Castriota il 2 maggio 2022 che la licenza per autotrasporto conto terzi LT6205488A, facente parte del capo di imputazione formulato dall’accusa, non esisteva “poiché risultava essere stata cancellata già l’8 aprile 2015 e dunque ben cinque anni prima delle operazioni contestate. Queste circostanze sarebbero state, peraltro, facilmente riscontrabili attraverso una semplice visura presso la Motorizzazione Civile di Latina”.
Soltanto a seguito di ricorso proposto dall’indagato e dai suoi difensori, la Corte di Cassazione, su conforme requisitoria del Procuratore Generale, annullò con le motivazioni depositate il 5 marzo scorso l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Roma aveva rigettato l’appello proposto avverso l’ordinanza di custodia cautelare a firma sempre della dottoressa Giorgia Castriota. Secondo la Suprema Corte “il provvedimento impugnato deve essere annullato con rinvio affinché il Tribunale del Riesame riesamini per intero la regiudicanda con pieni poteri di cognizione e senza la necessità di soffermarsi sui soli punti oggetto della pronunzia rescindente, rispetto ai quali, tuttavia, dovrà evitare di incorrere nuovamente nei vizi rilevati, fornendo adeguata motivazione in ordine all’iter logico-giuridico”.
Secondo Coscione è stato “pertanto accertata l’illogicità del provvedimento” che ha confermato la custodia cautelare per presunta distrazione dei beni della Gruppo Eco Imballaggi s.r.l. a favore della “Siam Sinergie Ambientali srl” di cui Coscione era il legale rappresentante.
“In realtà, per effetto del raggiro ordito dalla venditrice all’acquirente, nessun bene oggetto dei contratti di cessione è stato – commenta ora Coscione – effettivamente trasferito a quest’ultima e dunque nessuna distrazione del patrimonio della Gruppo Eco Imballaggi si è mai realizzata”. Le licenze e le autorizzazioni che, secondo le risultanze investigative richiamate dall’ordinanza impugnata, “costituivano il valore essenziale del patrimonio aziendale perché senza le stesse l’ente, che operava nel trasporto e nella gestione dei rifiuti, non avrebbe potuto svolgere alcuna attività” alla data di stipula non potevano in realtà essere trasferite poiché inesistenti ….dall’8 aprile 2015”.