GAETA – Il rischio è fondato: se non dovesse affermarsi il buon senso, uno storico lido sul lungomare di Serapo a Gaeta rischia di non aprire i battenti, lo stabilimento balneare militare. Questa situazione scaturisce da una controversia provocata dall’Aid, l’agenzia Industria Difesa che da alcuni anni gestisce l’ex stabilimento grafico militare nel “cuore” di Monte Orlando (ora Cedecu) e l’Ardd”, l’associazione ricreativa che, raggruppando gli stessi dipendenti del grafico, si era costituita per svolgere una delle mission un tempo a cuore dello stesso Ministero della Difesa, quella di garantire una forma di protezione sociale – durante la stagione estiva e balneare – a favore delle famiglie e dei figli dei dipendenti dello stesso Ministero della Difesa ma anche delle forze dell’ordine e di Polizia.
Una forma di “protezione sociale” nel corso del tempo, soprattutto, è stato lo stabilimento balneare che, grazie ad una superfice di 10.040 metri quadrati, permetteva l’installazione di 300 ombrelloni (80 destinati all’organismo di protezione sociale del Ministero della Difesa e i rimanenti a rappresentanti delle forze armate, forze di polizia e finanche a magistrati con le relative scorte) e la firma di 16 contratti di lavoro secondo quanto prevede il contratto nazionale di lavoro.
Tutto è filato liscio sino al 22 ottobre scorso quando l’Aid (e dunque il braccio indusriale di Gaeta del Ministero della Difesa) ha deciso di pubblicare un bando per la gestione del stabilimento balneare di Serapo e di un importante circolo ricreativo nel quartiere di Gaeta S.Erasmo. L’ha fatto con una consapevolezza: il 31 dicembre sarebbe scaduto l’affidamento quadriennale (tre anni più uno di proroga) delle strutture all’associazione ricreativa dei Dipedenti della Difesa. Quel tipo di bando non è subito piaciuto al presidente Claudio Musetti che, sentita l’associazione, ha dato mandato all’avvocato Alfredo Zaza D’Aulisio di impugnarlo davanti il Tar. Il Motivo? Facilissimo, uno dei criteri, definito “discriminatorio ed escludente”, prevedeva che il futuro gestore avrebbe dovuto dimostrare di aver fatturato nel corso del 2022…..un milione di euro. Troppi per uno lido, come quello militare di Gaeta, in cui i costi sono più “a portata di famiglia” rispetto a tanti altri.
Il 29 novembre il Tar ha concesso all’”Ardd” la sospensiva e, grazie alla sempre zelante difesa dell’avvocato Zaza D’ulisio, e ha condannato l’Agenzia Industrie Difesa al pagamento delle spese legali per 7000 euro. Intanto questa gratuita prova muscolare è proseguita agli inizi di gennaio 2023 quando l’Aid ha intimato l’ormai ex gestione dello stabilimento balneare militare a trasferire, a delocalizzare altrove tutte le attrezzature che , sistemate (come da sempre all’interno durante la stagione invernale), sarebbero dovute essere ripristinate in questi giorni in vista dell’inizio della nuova stagione turistica. L’associazione ricreativa dei dipendenti della difesa ha dovuto stipulare, suo malgrado, un oneroso contratto di locazione presso un magazzino di Gaeta per preservare il materiale che, acquistato a sue spese nel corso del tempo per migliorare e qualificare la gestione del lido, era stato di fatto “sfrattato”.
E non è finita. L’Aid il 15 febbraio è tornato alla carica con la pubblicazione di un secondo bando per il comune affidamento dello stabilimento militare di Serapo e del circolo ricreativo di Gaeta S.Erasmo. Ma ha rivisto, verso il basso, l’entità del fatturato prodotto da parte dei partecipanti nel corso del 2022: 525mila euro. Vi ha partecipato una sola ditta ma è scattato un nuovo ricorso, il secondo, dell’avvocato Zaza D’Aulisio: il fatturato richiesto, anche se inferiore rispetto al primo bando, è stato definito “spropositato” e “fortemente penalizzante “ per garantire la partecipazione di una piccola impresa, come l’”Ardd” che nel corso del tempo ha investito i propri capitali per migliorare la struttura e “senza mai aver ricevuto alcuna nota demerito”. Che ci siano fondati rischi che lo stabilimento militare di Serapo non riapre i battenti è la decisione del Tar del 7 aprile scorso di rilasciare una seconda sospensiv a e di fissare la discussione nel merito del ricorso….l’8 novembre 2023 quando la stagione balneare 2023 sarà praticamente già archiviata.
Che fare? Mercoledì si è svolta un’articolata assemblea dei dipendenti dell’ex stabilimento grafico militare che hanno ribadito come “gli interventi di protezione sociale si inseriscano istituzionalmente nell’attività funzionale delle Forze armate allo scopo di favorire il mantenimento della efficienza psico-fisica del personale militare, conservare l’aggregazione sociale dei dipendenti e delle loro famiglie, il loro arricchimento culturale nonché di conseguire proficui rapporti di democratica interazione con la collettività esterna, per il pieno sviluppo della persona umana dedicata al bene comune della difesa della Patria. A tal fine è consentito al personale militare e civile delle Forze armate, in servizio e non, nonché ai loro familiari, di utilizzare apprestamenti logistici, sportivi, culturali, ricreativi e per il tempo libero, senza finalità di lucro qualora direttamente gestiti ed all’uopo predisposti dall’amministrazione anche al di fuori delle strutture militari”.
In effetti ogni anno mille famiglie, provenienti da ogni parte d’Italia, hanno potuto beneficiare, grazie allo stabilimento militare di Serapo, del nostro bellissimo mare e svolgere – hanno tenuto a precisare Emilio Donaggio e Annunziata Madonna -. attività ricreative presso la nostra spiaggia. Lo stesso circolo ricreativo di Gaeta S.Erasmo ha sempre permesso a tanti dipendenti ed ex dipendenti di stare insieme con amici in un clima di convivialità e serenità”. A mobilitarsi in queste ore è stato lo stesso avvocato Zaza D’Aulisio che in una lettera ha fatto rilevare come sia “Davvero inopportuno ed ingiusto” che le due strutture, alla vigilia della stagione balneare, restino chiuse disattendo anche le loro caratteristiche e peculiarità di natura sociale e aggregativa”.
L’assemblea degli stessi lavoratori del “Cedecu” – all’interno del quale si sarebbe creata una diversificata ed alternativa realtà associativa interessata alla gestione del lido di via Lungomare di Serapo ? – ha dato mandato alle organizzazioni sindacali e alle proprie Rsu interne “ad esperire ogni utile azione volta all’immediato affidamento dell’incarico di gestire lo stabilimento balneare militare ma ha criticato la stessa gestione di questa controversia da parte di Agenzia italiana difesa. “Seppur sollecitata a trovare una soluzione che favorisca l’apertura dello stabilimento balneare, visti i tempi ristretti all’avvio della stagione estiva, non ha prodotto nulla, se non averne paventato la mancata apertura – hanno concluso Domaggio e Madonna – Il danno che scaturisce dal mancato affidamento dell’organismo di protezione sociale del Ministero della Difesa è ingente per tutti i dipendenti, gli ex dipendenti del Cedecu, i militari del Ministero Difesa e graditi ospiti, sia dal punto di vista funzionale che dal punto di vista dell’immagine. Davvero non si comprende quanto stia succedendo, ma soprattutto quale sia la logica che abbia portato in un contesto di assoluta normalità a questa grave situazione.”
E quale potrebbe essere il ruolo del comune di Gaeta per dirimere questa controversia dopo aver tentato nel corso del tempo, grazie alla politica, di avere in house la gestione del lido non riuscendovi mai? Rappresentanti in carica hanno interessi nei pressi dello stabilmento militare e la stessa politica potrebbe alimentare facili e legittimi appetiti. Per altro, non è da strascurare un altro aspetto: 10.040 metri quadrati di spiaggia “vuota”, seppur delimitata, potrebbero far gola agli avventori bagnanti che vorranno contendersi un fazzoletto di sabbia, potendo potenzialmente provocare disordini. Per fortuna che il Tar ha dato appuntamento a tutti nella prossima stagione delle piogge…Quella astronomicamente vera.