Ventotene / Appalti pilotati: al processo forfait del luogotenente delle Fiamme Gialle Merolle

VENTOTENE – La spada di Damocle della prescrizione sta per abbattersi sul maxi processo che vede imputata davanti il Tribunale di Cassino l’organizzazione che a Ventotene – secondo la Procura – avrebbe pilotato sino al maggio 2017 l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici. Se ulteriori capi d’imputazione sono stati stralciati nei confronti di alcuni imputati, la vivace udienza di giovedì è stata caratterizzata da un inatteso fuoriprogramma: uno dei testi della Procura, il luogotenente della Guardia di Finanza Antonio Merolle, ora in servizio a Sabaudia dopo aver guidato la Brigata sull’isola coordinando le indagini per conto dell’ex sostituto Roberto Nomi Bulgarini, comunicava a sole due ore di distanza che non avrebbe sostenuto il controesame della difesa.

Il disappunto del presidente del Tribunale di Cassino Marco Gioia era palpabile perché c’è stato un precedente: il 23 dicembre scorso lo stesso ufficiale delle Fiamme Gialle diede forfait in occasione del programmato controesame della difesa. Il disappunto del presidente Gioia si concretizzava con la decisone di sanzionare l’ufficiale delle Fiamme Gialle con una multa di 150 euro e non si esclude che il Tribunale di Cassino di questo comportamento possa informare il comando provinciale di Latina.

Intanto il processo è stato rinviato al prossimo 18 gennaio con un’ossatura accusatoria più snella dopo i primi effetti della prescrizione di cui hanno beneficiato già alcuni imputati accusati, attraverso un sistema illecito, di pilotare l’affidamento ad aziende ‘preselezionate’ di opere e servizi mediante gare, promosse con il metodo della procedura negoziata indette solo da un punto di vista documentale, in quanto le stesse imprese risultavano fittiziamente invitate solo per garantire la scelta precedentemente operata a favore di un determinato imprenditore.

Alcuni imprenditori finirono indagati il 23 maggio 2017 – cinque di loro furono anche arrestati- con le gravi ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, falsità ideologica, truffa aggravata, per l’erogazione di pubbliche forniture e abuso d’ufficio finalizzato alla realizzazione del “cosiddetto voto di scambio”. Nonostante in sede cautelare il Riesame e la Cassazione avessero rigettato l’ipotesi associativa, il luogotenente della Guardia di Finanza Merolle nel suo primo interrogatorio aveva insistito come ad operare a Ventotene sino alla primavera 2017 fosse stata un’associazione a delinquere che decideva chi invitare alle gare ed il loro esito.

Si tratta di una posizione, quella del principale inquirente, che doveva naturalmente essere contestata nell’udienza di giovedì 29 giugno quando era previsto – come detto – il controesame delle difese rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Macari, Bongiovanni, Scipione, Marangoni, Di Ciollo, Suppa e Cardillo Cupo.

In effetti il processo sta proseguendo ma le parti sanno che alcuni dei reati formalmente sono prescritti dallo scorso mese di febbraio. Già il Gup nel maggio 2019 in sede di udienza preliminare aveva stralciato quattro capi di imputazione per l’avvenuta prescrizione e aveva assolto l’ex sindaco di Ventotene Geppino Assenso perchè il fatto non sussiste dall’accusa di falsità materiale, di aver presieduto una seduta di Giunta il 15 maggio 2015 che approvava una delibera contenente un atto di indirizzo propedeutico allo svolgimento di una gara d’appalto.

In questo processo pendente davanti il Tribunale di Cassino è stata formalizzata una sola costituzione di parte civile, quella della Regione Lazio anche se i finanziamenti concessi non sono mai stati investiti. Si tratta di 500mila euro per la sistemazione della banchina del porto, di interventi di adeguamento di messa in sicurezza della zona portuale con la creazione di un punto di pronto soccorso; di 300 mila euro per il completamento della stazione marittima con annessi servizi e di 250 mila euro per la messa in sicurezza delle aree portuali tramite un impianto antincendio.

La Regione Lazio è arrivata a tracciare una linea: il danno subito fu di 569mila euro perché, a fronte dei finanziamenti erogati, le opere oggetto di contributo furono sospese o, peggio, mai attuate.

 

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