FROSINONE – Alla vigilia dello svolgimento della seconda udienza del processo di secondo grado per l’omicidio di Serena Mollicone, quando inizierà la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale sollecitata dalla Corte d’Assise d’appello di Roma, ha deciso di parlare il principale dei cinque imputati, Franco Mottola. L’ex comandante della Stazione di Arce aveva parlato l’ultima volta con i cronisti la sera del 15 luglio 2022, giorno in cui fu assolto dal Tribunale di Cassino, insieme alla moglie Annamaria, al figlio Marco e ai Carabinieri Vincenzo Quatrale e Suprano, di aver ucciso prima e di aver occultato poi il cadavere della studentessa di Arce.
Mottola ha rilasciato una breve intervista a Bruno Casazza del settimanale “Cronaca Vera”. Rivendica la sua innocenza contro quella che definisce “una spaventosa e incivile campagna calunniosa”. Secondo Mottola, poi, chi sostiene che Serena Mollicone sia stata vista in caserma il giorno della scomparsa – chiaro il riferimento al Carabiniere suicida Santino Tuzi – “ha mentito perché pressato psicologicamente”.
Mottola poi denuncia ancora un accanimento contro di lui e la sua famiglia e – a suo dire – la caccia alle streghe è un’offesa alla giustizia, al buon senso ma anche alla povera Serena, a suo padre Guglielmo ed ai suoi familiari, i quali – conclude l’ex Comandante dell’Arma – “hanno diritto a una verità vera, non di comodo”.
A margine dell’intervista rilasciata da Franco Mottola a “Cronaca Vera” interviene anche il portavoce del pool difensivo di cui fanno parte gli avvocati Francesco Germani, Mauro Marsella, Piergiorgio Di Giuseppe ed Enrico Meta. Il criminologo Carmelo Lavorino ribadisce la sua principale linea difensiva: “Ci sono tre impronte digitali repertate sulla scena criminis, appartenenti senz’altro all’assassino o a un suo complice, ma non corrispondono a nessuno degli imputati“.