La situazione internazionale non è delle migliori e l’Italia – un pò come altri paesi – pensa anche ad eventuali situazioni peggiori.
L’ultimo periodo storico non è dei migliori e tutto il mondo vive in una situazione conflittuale continua. L’Italia osserva più o meno da lontano ma c’è la consapevolezza che da un giorno all’altro la situazione potrebbe precipitare e rischia di portare anche noi a conseguenze ben peggiori.
Parlare di guerra è sempre brutto ma ci sono alcune nazioni (europee e non) che vivono la guerra quasi tutti i giorni. Il caso più eclatante riguarda la guerra in Palestina, una spiacevole situazione che dura da anni e che nonostante l’intervento di vari paesi non riesce a trovare una tregua. Poi c’è la guerra tra Russia e Ucraina e diverse situazioni difficili con l’Italia che osserva da lontano.
Il recente scontro tra Stati Uniti ed Europa sui dazi complica ulteriormente le cose, e c’è addirittura chi parla della possibilità di andare in guerra. Sembra una situazione distante da noi, ma non bisogna farsi trovare impreparati e risuonano le parole della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen che ha spiegato: “Se l’Europa vuole evitare la guerra deve prepararsi anche alla guerra”. E si discute di nuovo riguardo l’attesa querelle della Leva obbligatoria.
Esplode la guerra, che succede con la leva obbligatoria in Italia?
In molti si chiedono cosa potrebbe accadere in Italia in caso di guerra e chi verrebbe chiamato in guerra. In primo luogo va specificato che in Italia la leva obbligatoria non è mai stata abolita, ma è stata sospesa nel 2004. In caso di guerra un decreto del Ministero della Difesa potrebbe reintrodurla ed in tal caso ci si chiede chi saranno i primi ad essere chiamati.
Secondo alcune norme le prime persone ad essere chiamate in guerra sarebbero i militari. Verrebbero chiamate persone appartenenti ad esercito, Marina, aeronautica e Guardia di Finanza. Successivamente ad essere chiamati in guerra saranno eventualmente le persone che hanno lasciate le forze Armate da meno di cinque anni. Diversa invece la situazione relativa ai civili.
Per chiamare in guerra i civili l’Italia dovrebbe essere coinvolta in situazioni estreme e di guerra importante, in tal caso verrebbero convocati tutti i cittadini tra i 18 ed i 45 anni. Secondo la normativa attuale le donne non dovrebbero essere chiamate alle armi. L’estensione d’età a fasce più alte dipende ovviamente dalla situazione della guerra e ai rischi che questa potrebbe portare.