MONTE SAN BIAGIO – Quindici giorni di intenso lavoro apostolico, spirituale e organizzativo del comitato della festa, presieduto dal parroco, don Emanuele Avallone, per celebrare, anche in quest’anno giubilare della misericordia, la festa del patrono di Monte San Biagio, che prende il nome dal suo protettore, vescovo e martire, che è Biagio da Sebaste, di cui quest’anno ricorre il XVII Centenario del suo martirio, avvenuto a Sebaste nel 316, esattamente 1.700 anni fa.
La festa iniziata il 24 gennaio 2016 con l’intronizzazione del Santo, dalla cappella laterale all’altare maggiore, si è chiusa domenica, 7 febbraio 2016 alle ore 20.00, dopo il ritorno del busto argenteo, su base di legno, nella sua cappella, dove rimane collocato per tutto l’anno.
La partecipazione, durante il novenario, è stata consistente e anche alle varie processioni che si sono svolte regolarmente secondo il programma. Durante il novenario si è data molta importanza al sacramento della confessione. Tutti i sacerdoti si sono resi disponibili per tale ministero, soprattutto padre Anthony, sacerdote indiano che collabora con il parroco. Come pure, don Emanuele ha visitato tutti gli ammalati della parrocchia, portando la santissima eucaristia, confessando e portando la benedizione del protettore.
Da un punto di vista civile, solo il concertino non si è svolto per il cattivo tempo. Infatti è stato sospeso, subito all’inizio per le condizioni meteo avverse. Alle varie celebrazioni hanno partecipato non solo i devoti del santo di Monte san Biagio, ma anche dei comuni limitrofi. Soprattutto l’affluenza è stata consistente alla vigilia della festa e nel giorno della festa, il 3 febbraio 2016, quando c’è l’usanza di benedire e distribuire il pane di san Biagio ed anche l’olio, per poi ungere la gola, con l’olio benedetto, recitando l’apposita preghiera di protezione per i mali della gola e di ogni altro male.
Migliaia sono stati i fedeli che hanno ricevuto l’unzione con l’olio benedetto e che hanno partecipato alle varie celebrazioni in onore del santo, particolarmente quella presieduta dall’arcivescovo di Gaeta, monsignor Fabio Bernardo D’Onorio, alle ore 11.00 del giorno della festa del santo. Le altre celebrazioni sono state officiate da vari sacerdoti della diocesi di Gaeta, alcuni originari di Monte san Biagio. In aiuto per le liturgia è arrivato anche il novello diacono Giuseppe Marzano, originario di Monte san Biagio, e prossimo al sacerdozio che si è reso disponibile per il servizio liturgico nei giorni di grande affluenza.
Molto utile è stato il servizio canoro e musicale svolto dalla corale parrocchiale che ha eseguito i canti durante il novenario e nei giorni di festa. Fondamentale il servizio dei ministranti che hanno prestato la loro opera competente durante le funzioni religiose, specialmente quelle più solenne dell’apertura, del giorno di festa e di conclusione, dei festeggiamenti in onore del Patrono. Il Comitato ha lavorato alacremente per oltre un mese, per predisporre una festa degna del patrono e della storia di questo culto che a Monte San Biagio parte da lontano per consolidarsi nel 1862 quando il Comune prese il nome di Monte San Biagio, affidando la vita del popolo di Monte san Biagio al loro patrono Biagio da Sebaste.
Alla celebrazione finale della festa patronale, domenica 7 febbraio erano presenti circa 500 fedeli che hanno riempito la chiesa e il salone parrocchiale, da quale è stato possibile seguire la messa su maxi schermo, predisposto per tale occasione.
Durante i giorni di preparazione di festa e dopo festa, tutti gli avvenimenti previsti dal programma si sono svolti regolarmente, con buona partecipazione della gente. Una citazione e una menzione su tutte: la giornata dedicata al tema dell’immigrazione dell’accoglienza, promossa dall’Azione cattolica parrocchiale e che ha affrontato uno dei tempi più attuale e più caldi della società e della chiesa in Italia.
In definitivo la festa si chiude con un bilancio positivo e come ha detto il predicatore, padre Antonio Rungi, nel suo breve pensiero conclusivo espresso durante la cerimonia di domenica 7 febbraio: “Ora è tempo di prendere il largo ed espandere i contenuti della fede e ciò che il Signore e San Biagio ci hanno detto in questi 15 giorni, portalo in tutti i luoghi, con il coraggio della fede, dove siamo inviati come missionari della misericordia, del perdono, della riconciliazione, della pace e della solidarietà. Una festa religiosa e patronale -ha concluso padre Rungi- ha senso se produce frutti e frutti abbondanti di opere buone e di santità”. Presenti le autorità civili e militari del Comune della zona, tanti giovani, anziani e forestieri venuti appositamente per questo evento.