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Acqualatina, bocciata la Class Action: le reazioni

LATINA – Sarà anche il clima Natalizio ma la sentenza della Corte d’appello che non ha ammesso definitivamente la class action promossa da un pool di legali contro Acqualatina per chiedere il rimborso per le partite pregresse legate al canone idrico, della fognatura e della depurazione ed inserite in bolletta dal 2016 deve rappresentare “l’inizio di una nuova fase”. A dichiararlo è niente meno che l’amministratore delegato dell’ente gestore Raimondo Besson che, sotterrando l’ascia da guerra contro il comitato promotore la class action (ammessa inizialmente lo scorso luglio da un’ordinanza della decima sezione civile del Tribunale di Roma), lancia un ramoscello d’ulivo nei confronti dei legali che avevano chiesto un rimborso per gli utenti per l’inserimento in bolletta delle partite pregresse.

I giudici di secondo grado sono stati chiari: “Il servizio offerto ai consumatori dall’anno 2016 in poi è tale grazie ai costi sopportati dal gestore negli anni pregressi per l’esercizio, la manutenzione, i miglioramenti e gli investimenti eseguiti per il servizio di cui tutti gli utenti indistintamente, siano o meno nuovi, usufruiscono”. Insomma è stata rinnovata la legittimità delle voci apposte in fattura e per la Corte d’Appello non sussiste né la violazione del principio di irretroattività né del principio di corrispettività. Per l’ad Besson è giunto il momento di voltare pagina: “Oggi abbiamo una buona occasione per porre finalmente al centro della discussione la qualità del servizio e le azioni concrete per migliorarlo. Noi lo facciamo quotidianamente, ma servono confronto e fiducia tra le parti. Parliamo di fatti concreti, di cosa bisogna migliorare, delle priorità per risolvere le problematiche che rimangono, e di come cambiare in meglio la vita dei cittadini fornendo servizi più efficienti. Di come creare valore per la collettività – aggiunge Besson – Da parte nostra, è su questo che ci vogliamo misurare, e lo stiamo facendo: con grandi investimenti che hanno messo in sicurezza tutto il sistema e risolto per sempre il problema della disponibilità idrica, aprendo un grande cantiere per consegnare alle generazioni future una rete efficiente e tecnologicamente avanzata, lo facciamo offrendo nuovi servizi innovativi che rendono più semplice per i cittadini ottenere il servizio, e molto altro abbiamo intenzione di fare. Ma è necessario lavorare sui fatti e partire da un rapporto che si basi sul confronto e la fiducia. La chiusura della vicenda class action, oltre a decretare la legittimità del nostro operato, elemento fondamentale per la considerazione dei cittadini nei nostri confronti, ci conferma che stiamo percorrendo la strada corretta, che mira a creare un servizio migliore per la collettività, misurandosi con le esigenze crescenti di un’utenza attenta e informata e preparando per le future generazioni un territorio che possa contare su un servizio idrico ancora più efficiente e vicino alle loro esigenze.”

A portare il suo contributo è stato anche il presidente di Acqualatina: “La missione del gestore di un servizio pubblico essenziale – interviene il Presidente Michele Lauriola – è lavorare per creare valore per i cittadini confrontandoci a tutto tondo. A questo proposito, vorrei fare un appello, alle Istituzioni, in primis i Sindaci, alle Associazioni, a tutti coloro che sono a diverso titolo impegnati nell’interesse collettivo: applichiamoci nella costruzione. Apriamo un confronto: è l’unica strada da perseguire ed è quello a cui ci deve chiamare il senso di responsabilità verso i cittadini e il territorio. Non è certamente dal conflitto che si può migliorare un servizio così importante come quello idrico.” Il comitato promotore della class action ha fatto sapere che non rimborserà i cittadini-consumatori che avevano aderito a questa speciale iniziativa legale. La quota di partecipazione è servita per sostenere i due gradi di giudizio e altre spese di cancelleria oltre di pubblicità e di promozione. La delusione per il contenuto della sentenza di secondo grado è stata tanta al punto che il comitato aveva attaccato la stessa Corte d’appello, accusata di aver riconosciuto “errata la legittimità delle partite pregresse recependo in toto le tesi del gestore. Rispettiamo la sentenza ma rimaniamo convinti delle argomentazioni da noi dedotte e che hanno trovato accoglimento innanzi al Tribunale di Roma e a molteplici altri Tribunali e Corti d’Appello d’Italia”.

Se il presidente Lauriola e l’amministratore delegato Besson avevano usato toni più conciliati, il solo primo circolo del Pd di Formia , quello del circolo “Giuseppe Piancastelli – Giuseppe Diana”, compie un attacco frontale nei confronti della Corte d’appello di Roma al punto da dichiarare in una nota ufficiale che “….non conosce la situazione locale che vede una dispersione idrica di oltre il 70% per cui nessuna opera è stata fatta ed anzi la situazione è peggiorata rispetto all’ingresso di Acqualatina nella gestione. Inoltre non si comprende come siano tenuti a pagare anche tutti i residenti di Sezze e Ventotene (ancora oggi, dopo un anno ancora senza acqua potabile), passati ad Acqualatina solo nel 2015, e che quindi non hanno usufruito in alcun modo di opere eseguite tra il 2006 e il 2011 nei loro territori!”. Il Pd intende ringraziare il Comitato degli Avvocati, “che si è impegnato nella difesa degli utenti in modo disinteressato e a titolo gratuito”, e preannuncia che “intende sostenere, senza riserve ed in ogni sede, tutte quelle iniziative utili da intraprendere per avere ragione di quanto sta accadendo. La recente delibera dell’Arera che ha sanzionato il gestore per la mancanza di trasparenza ed ha accertato che mai le partite pregresse erano state quantificate secondo i dettami della legge, con le circa quattromila adesioni raccolte sino al 20 dicembre 2018, non possono né devono restare lettera morta.”. Da qui la richiesta-invito del partito Democratico di Formia al comitato per la Class Action contro Acqualatina “a proseguire le azioni legali” e agli stessi sindaci del sud-pontino “affinché diano corso immediatamente alla più volte invocata ispezione giudiziale, perché finalmente si possa fare piena luce sulle partite pregresse anche sull’ammontare delle stesse fino ad oggi percepite dal gestore e sulla congruenza di esse con i consumi effettivi.”

Saverio Forte

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